LA VITAMINA D E LA SUA AZIONE PROTETTIVA

Sull’argomento Coronavirus si leggono quotidianamente molte notizie.
Attenzione, perché alcune hanno un fondo di verità accertato e confermato, ma altre sono soltanto fake news.
Abbiamo chiesto alla dottoressa Chiara D’Adda di fare chiarezza circa le notizie che circolano sul beneficio della vitamina D.

LA VITAMINA D E LA SUA AZIONE PROTETTIVA

L’azione protettiva della vitamina D è data dal fatto che favorisce l’azione dell’interferone di tipo 1, uno dei più potenti mediatori della risposta antivirale dell’organismo.
Uno studio recente ha coinvolto un numero elevato di individui testati per verificare il rapporto tra l’infezione da Sars-CoV-2 e deficit di vitamina D.
Ebbene è emerso un doppio rischio di risultare positivi al virus per coloro che avevano una carenza di vitamina D nel sangue (una concentrazione plasmatica inferiore a 20 nanogrammi per millilitro) rispetto a chi aveva concentrazione elevata di questa vitamina.

La scoperta della vitamina D risale al 1919, quando ci si accorse che le condizioni dei bambini ammalati di rachitismo miglioravano notevolmente se i bimbi venivano esposti ai raggi solari. Successivamente gli studi proseguirono fino a quando non si identificò esattamente quale fosse il composto responsabile della salute delle ossa, cosa che avvenne nel 1930 da parte di Windaus.
Gli studi sono proseguiti, continuando fino ai giorni nostri e permettendo di dare sempre più valore a questa vitamina e alle sue molteplici funzioni.

Noi siamo abituati a conoscerla solo in questo ambito: niente sole = niente vitamina D = rachitismo.
Ma non è affatto così! Pensate che ultimamente si è definita la vitamina D una STAR EMERGENTE!

I BENEFICI DELLA VITAMINA D

La vitamina D è fondamentale anche per molti altri processi metabolici dell’organismo: per mantenere sano il cuore, per difendersi dallo stress e dalle malattie degenerative, persino per rimanere in linea e non accumulare peso.
È un vero e proprio scudo naturale che protegge il nostro organismo in vari modi.
Stimola il sistema immunitario e quindi le difese naturali del corpo e la capacità di resistere alle infezioni.
Aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari e persino alcuni tipi di tumore.
Serve ad avere un metabolismo attivo, prevenendo la resistenza insulinica (e quindi l’accumulo di grasso addominale) e il diabete.

La vitamina D è antistress: ansia, fatica, ritmi intensi, ogni giorno siamo sottoposti ad un forte carico di stress. Aiuta a fronteggiare meglio gli eventi perché contribuisce all’equilibrio del sistema nervoso (metabolismo della serotonina).

I processi che regolano la coagulazione del sangue e la pressione arteriosa dipendono anche dai valori del calcio e della vitamina D per funzionare al meglio. Si ipotizza che fra carenza di vit D e ipertensione ci possa essere addirittura una relazione di causa-effetto. Di certo l’equilibrio di questo valore è utile per avere un cuore sano.

A dosaggi adeguati la vitamina D è in grado di diminuire le riacutizzazioni di asma, allergie, malattie del tratto respiratorio, sindromi influenzali.
Negli ultimi anni ha mostrato la sua importanza anche per ciò che riguarda la proliferazione cellulare nell’ambito dello sviluppo dei tumori, attraverso la sua azione inibitrice relativa alla crescita delle cellule malate.
La vitamina D interviene anche nel funzionamento dell’apparato gastroenterico.

Purtroppo la carenza di vitamina D è molto diffusa, per il fatto che non passiamo abbastanza tempo all’aria aperta come succedeva una volta.
I ricercatori stimano che il 50% della popolazione è a rischio di carenza, con effetti negativi sulla nostra salute fisica ed emotiva.
Ma non sempre ci si rende conto di essere soggetti ad una possibile carenza di vitamina D, fino a quando essa non viene diagnosticata con un semplicissimo esame del sangue.

Allora è tempo di correre ai ripari con una integrazione di questa preziosa vitamina, unita possibilmente all’assunzione di vitamina K2.
Riassumendo, soprattutto in questo periodo, dosate la vitamina D plasmatica e INTEGRATE, INTEGRATE, INTEGRATE !!!!

CORPO E PSICHE, L’EQUILIBRIO CONSAPEVOLE

Cosa ti dice il peso di una persona?
A prima vista sembra una domanda strampalata, ma leggendola fra le righe, si apre un mondo e scaturiscono tante riflessioni
Quante persone (donne e uomini, ragazzi e ragazze indifferentemente) idealizzano la magrezza e/o il corpo perfetto, spostando sul soma (corpo) disagi che nulla o poco hanno a che vedere con la fisicità?
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega come corpo e psiche siano strettamente collegati.

BODY CHECKING E DISTURBI ALIMENTARI

Quante persone non si piacciono e dedicano sempre più azioni e pensieri al controllo del corpo, si pesano, si misurano, si specchiano, si documentano sul web, chiedono rassicurazioni con assiduità.
Spesso si affidano a persone poco raccomandabili per trovare risposte.
Purtroppo, più una persona non si piace, più è insoddisfatta del proprio corpo, più pensieri dedica ad esso: body checking!

Da qui l’insorgenza dei cosiddetti “disturbi alimentari” (DCA), che purtroppo sono in grande aumento, a tutte le età e in tutte le sfere sociali
Si spazia dai più noti disturbi come anoressia e bulimia, alla fame notturna, allo scambio della fame fisica con quella emotiva, allo scambio della fame con la sete, al food craving (desiderio irresistibile di cibo), all’ortoressia, all’ansia sociale, alla rinuncia di riunioni con gli amici al ristorante o in casa privata, alla depressione, all’ansia, alla dipendenza dal giudizio altrui e molto altro.

Tutti questi disturbi comportano un peggioramento, sfumato o evidente, delle relazioni sociali, soprattutto nel momento della condivisione dei pasti: un momento che dovrebbe essere di gioia, si tramuta in un momento ansiogeno.

CORPO E PSICHE

Io non sono laureata in psicologia, ma anni di esperienza mi inducono a vedere il paziente che si rivolge a me, con occhi che vanno oltre la misura del peso o le varie misurazioni.
Certo, sono importanti anche le calorie e il tipo di alimentazione, ma non sono tutto.
Bisogna ascoltare quello che il paziente non ti dice con le parole, ma ti urla con il corpo.

E quante IBS (la cosiddetta colite nervosa o sindrome dell’intestino irritabile), quante stipsi o diarree, quante gastriti sono miracolosamente sparite o attenuate, dalla prescrizione di una dieta personalizzata unita alla cura dell’anima della persona.
Con la consapevolezza che non è facile aiutare chi soffre di un problema così complesso.
Anzi, a volte nell’intento di sostenere e aiutare, si possono dire frasi che feriscono, anche se non volutamente.

È nostro compito aiutare, nel percorso di guarigione, chiedendo l’aiuto e la collaborazione di professionisti preparati quali psicologi.
Motivare chi si rivolge a noi nutrizionisti affinché la persona possa essere consapevole che non è cambiando il corpo che si cambia automaticamente l’immagine di sé o si migliorano le relazioni con gli altri.
Non è così, non è automatico. Può senz’altro essere un primo passo… ma la strada è lunga.
E qualcuno deve prenderci per mano, se vogliamo proseguire in piena e sana autonomia fino a raggiungere un equilibrio corpo e psiche sano e consapevole.

LEGUMI, LA CARNE DEI POVERI, MA…

Nei tempi passati, ma neppure troppo distanti, i legumi erano considerati un alimento povero, un piatto misero.
La carne scarseggiava sulle tavole del popolo meno abbiente ed era invece presente nel menù giornaliero dei nobili e dei ricchi.
Per questo motivo i legumi erano definiti “la carne dei poveri”.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega le proprietà nutrizionali dei legumi e i consigli per consumarli al meglio.

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI DEI LEGUMI

Oggi sappiamo bene che ceci, fagioli, fave, piselli, lenticchie, soia, edamame (fagioli di soia) ed altri legumi, costituiscono un alimento sano e ricco di ferro, fosforo, magnesio, calcio, potassio, fibre, vitamine e naturalmente di proteine vegetali.
Sono anche molto buoni e versatili nella preparazione.

Si possono cucinare come primi piatti aggiungendoli nei sughi di condimento, costituiscono un secondo piatto saziante e di altissimo valore nutritivo, si inseriscono in zuppe (specialmente nella stagione fredda), si possono usare per fare polpette deliziose ed hamburger, ultima novità di prodotto sono le paste che si trovano in commercio, prodotte con le farine dei più svariati legumi.

LEGUMI E ABBINAMENTI ALIMENTARI

Ci sono alcune regole da seguire per far sì che questi preziosi alimenti siano consumati nel modo più performante.

Abbinamenti sì: pasta, riso e altri cereali.
È l’associazione che permette di assorbire al meglio le proteine dei legumi, ed è anche semplice da realizzare.
Ottimo anche l’abbinamento con le verdure, soprattutto in funzione depurativa, visto l’alto contenuto in fibre per il corretto transito intestinale.

Abbinamenti no: frutta.
Non vanno consumati nello stesso pasto.
La frutta è infatti molto digeribile se mangiata da sola, ma meno se associata ad altri alimenti, in quanto l’assorbimento degli zuccheri della frutta viene rallentato dagli altri alimenti e questo genera gonfiore intestinale e rallentamento digestivo. Questo è vero particolarmente se alla frutta si associano legumi, che come è noto tendono a dare già loro un po’ di gonfiore.

Abbinamenti ni: latte, formaggio, uova e pesce.
La composizione di aminoacidi nei due tipi di alimenti è molto diversa e per questo si potrebbero verificare problemi di digestione. Meglio consumarli in pasti diversi.

Abbinamenti plus: mandorle, nocciole, noci, semi oleosi (zucca, sesamo, girasole, lino, canapa…), pistacchi, anacardi.
Rappresentano una fonte importante di vitamine, minerali e grassi polinsaturi, i cosiddetti grassi buoni.

FOOD DELIVERY, IL BOOM E LE REGOLE DA SEGUIRE

Abbiamo tutti vissuto il lockdown chiusi nelle nostre abitazioni.
Alzi la mano chi non ha usufruito del “servizio a domicilio”, una coccola che ci si poteva permettere, per rincuorarci in un momento difficile.
È entrata in uso comune la parola “delivery”, abitudine che molte persone hanno mantenuto, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, ma anche per godere di pasti golosi.
È proprio del food delivery che vogliamo parlare con la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

DELIVERY, UN’ABITUDINE CONSOLIDATA

È un termine che abbiamo sentito da giornali, televisione, radio, social, amici.
La parola delivery, significa letteralmente “consegna” e anche i nostri amici a cui non piacciono gli inglesismi dovranno rassegnarsi a comprendere e utilizzare questa parola, essendo un trend in crescita, destinato ad accompagnarci per tanto tempo.
La consegna a domicilio sta spopolando nel nostro paese e in tutto il mondo, divenendo un’abitudine consolidata soprattutto a seguito del lockdown.

Il servizio di delivery più conosciuto forse è quello legato al mondo del food.
La consegna della pizza a domicilio o di un qualsiasi piatto dal ristorante alla propria casa è l’esempio più lampante, ma esistono anche servizi relativi alla spesa a domicilio, tramite i quali viene consegnata a casa la spesa del proprio supermercato o negozio di fiducia.

Esistono norme europee da seguire per poter manipolare e consegnare gli alimenti, nel pieno rispetto delle misure di prevenzione connesse ai rischi per la sicurezza e per l’igiene.
Chi effettua servizio di delivery deve affrontare questo compito con organizzazione e strategia, per la tutela dei fattorini che consegnano e del cliente che riceve.
Naturalmente in questo periodo è obbligatorio ancora mantenere le distanze, usare le mascherine, disinfettare spesso le mani, il mezzo e i box di consegna.

NON SCORDIAMOCI DI CUCINARE

Ben venga allora questo nuovo modo di intendere la gestione dei nostri pasti.
Io sono però del parere che una buona e razionale organizzazione della nostra dispensa, del nostro frigorifero e del nostro surgelatore, siano la strada più salutare per il nostro corpo e la nostra psiche…sì sì avete letto bene, psiche!
Non c’è nulla di più rilassante per la nostra mente del cucinare con amore il piatto preferito dai nostri affetti o da noi stessi.
Un momento di stacco dai pensieri a volte tossici che ci ronzano nella testa.

Possiamo utilizzare materie scelte da noi, di cui sappiamo la provenienza, e metterci il nostro tocco personale. Tutto nel modo più salutare possibile.
Usando troppo questo (decisamente utile) mezzo di approvvigionamento delle nostre tavole, si rischia di ritrovarsi in sovrappeso senza neppure accorgersene!
Concludendo: evviva il delivery nei momenti in cui siamo impossibilitati a uscire di casa per un qualsiasi motivo, ma se diventa un’abitudine, diamoci delle regole da rispettare, per quanto riguarda la frequenza e il tipo di cibo.

CONSUMO DI CARNE

Il consumo di carne nella dieta umana ha origini antichissime.
Ad oggi i prodotti di origine animale forniscono circa un terzo delle proteine consumate dalla popolazione mondiale, possiamo quindi affermare che è un alimento rilevante dell’alimentazione quotidiana.
Certo è che, sempre più di frequentemente, il consumo di carne viene associato ad un’idea di alimentazione dannosa per la salute.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda affronta questo tema importante e delicato.

CARNE, UN ALIMENTO AD ALTO VALORE NUTRIZIONALE

All’alimentazione sana non si arriva creando tabù, ma esercitando il buonsenso e il quotidiano impegno nel conoscere le proprietà degli alimenti che inseriamo nella dieta.
A volte anche semplici informazioni vengono riportate con un sensazionalismo che travisa il reale valore delle raccomandazioni alimentari internazionali.
Queste raccomandazioni invitano ad una maggiore consapevolezza nei consumi piuttosto che ad una semplicistica negazione dell’intera categoria di prodotti.

La carne, al di là del credo che costituisce il libero arbitrio di una persona, è sicuramente un alimento di alto valore in un’alimentazione equilibrata e controllata, per tutta una serie di motivi:
Ottimo apporto di proteine e aminoacidi
Favorisce la sintesi di enzimi e migliora le reazioni metaboliche
Favorisce la sintesi di ormoni
Effetti positivi sui tessuti, in particolar modo quello muscolare
Fonte importantissima di vitamine del gruppo B (soprattutto B12)
Fonte importante di ferro, zinco, rame
Ossigenazione dei tessuti e importante arma per la prevenzione e la cura dell’anemia
Fonte di energia grazie ai grassi in essa contenuti
Alto indice di sazietà in quanto ricca di proteine complete (contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali)
Aiuta la crescita, il mantenimento e la riparazione del nostro corpo.

UNO STILE DI VITA SANO

Occorre in primo luogo sottolineare che non abbiamo dati certi che mostrino come un’alimentazione priva di carne abbia un reale beneficio sulla salute, ma è il giusto consumo e uno stile di vita sano che riducono il rischio di patologie cardiovascolari e di patologie oncologiche.
Non è tanto il consumo o meno di carne a fare la differenza, quanto un adeguato consumo inserito in uno stile di vita virtuoso, che comprenda regolare attività fisica, peso nella norma, astinenza dal fumo e dall’alcol.
Sarebbe opportuno dunque non esagerare con la carne ma nemmeno privarsene.
La sua totale assenza nella dieta implica una riduzione di apporto di ferro (ferro con determinate caratteristiche) e di alcuni nutrienti importanti (come la vitamina B12).

I nostri nonni davano grande importanza alla carne e a quella rossa in particolare, perché dicevano che “la carne fa buon sangue”.
Poi, col tempo e con il progredire delle ricerche scientifiche, si è visto che sia la carne rossa che quella bianca, svolgono una funzione antianemica.
La quantità di ferro contenuta nelle carni bianche è di poco inferiore a quella delle carni rosse, eccezione fatta per quella di cavallo (50% in più delle altre carni).
È emerso inoltre che ad oggi, grazie a un’attenta selezione delle specie allevate e a tecniche di allevamento innovative, la carne italiana risulta avere una quantità di grassi molto ridotta rispetto al passato, al punto che la distinzione tra carni bianche (più leggere) e carni rosse (grasse) può essere considerata oramai un vecchio preconcetto.

QUANTA CARNE CONSUMARE

Per quanto riguarda la quantità lecita di carne da consumare, affinché non causi danni alla salute, è necessario dire che ognuno di noi ha bisogni diversi.
Dipende da molti fattori: dall’età (più si invecchia più il consumo può aumentare per contrastare la perdita fisiologica di massa muscolare), dallo stile di vita (più ci si muove più se ne ha bisogno), dal quadro clinico (pressione, colesterolo, azotemia, acidi urici alti).

OLIO DI OLIVA, BENEFICI SULLA SALUTE

Si sente molto parlare di olio d’oliva o extravergine.
E in effetti tutti lo utilizziamo in cucina, ma ne conosciamo i benefici sulla nostra salute?
Lo abbiamo chiesto alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

OLIO D’OLIVA

Se c’è un albero che simboleggia la civiltà mediterranea, questo è l’ulivo.
Il suo frutto fa parte dell’alimentazione dell’uomo dai tempi più remoti, sia come cibo in sé, sia per il suo olio. Lo sapete che in Grecia si usano le olive per produrre olio da almeno 4000 anni?

Le olive destinate al consumo si raccolgono ancora verdi, solitamente prima della maturazione completa.
Quelle mature che cominciano a cambiare colore e a diventare viola o nere sono destinate all’estrazione dell’olio.
In questa fase di maturazione del frutto dell’ulivo, il contenuto in olio e aromi è al suo massimo.

Il limite degli acidi grassi liberi contenuti è una caratteristica che un olio vergine o extravergine deve soddisfare, ma deve anche risultare privo di difetti nel sapore e nell’aroma, superando un test svolto da assaggiatori professionisti.

L’olio extravergine di oliva, detto olio EVO, è il prodotto più naturale che si può ottenere, una vera e propria spremuta di olive.
È ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici.
Le sue analisi chimiche e fisiche soddisfano una lunga serie di parametri richiesti dai regolamenti comunitari.
Spesso l’olio EVO è estratto a freddo, ossia a una temperatura inferiore a 27 gradi.
Lo sapete che la Food and Drug Administration ha rivisto la definizione di questo alimento?
Fa talmente bene nella prevenzione e nel contrasto ad una serie di malattie che deve essere considerato quasi alla stregua di un farmaco.

BENEFICI

Deve essere assunto e conservato seguendo regole precise.
Entro massimo 12/18 mesi dall’estrazione e dalla data dell’imbottigliamento, è sufficiente assumere non più di due cucchiai (circa 23 gr) di olio EVO, crudo e lavorato a freddo per garantire al nostro organismo l’assunzione di almeno 17 gr di acido oleico (omega 9), di 4mg di vitamina E (noto antiossidante liposolubile), 10mg di efficaci polifenoli.
Efficace quindi nella prevenzione di malattie cardiovascolari, di malattie che comportano deficit cognitivi, alla riduzione del rischio silenzioso di diabete mellito di tipo 2, al controllo del colesterolo.
È un valido aiuto per tener sotto controllo l’infiammazione sistemica generalizzata, dovuta al fisiologico invecchiamento o ad una alimentazione errata.

Via libera al suo uso per condire insalate, verdure grigliate o lessate, per insaporire una minestra, per preparare il pesto o altre salse. Oppure a crudo su un piatto di pasta.
E poi è una bontà assaporarlo su una fetta di pane fresco!

COME CAMBIA LA MENSA SCOLASTICA

La presenza a scuola si è bruscamente e dolorosamente interrotta mesi fa.
Per alcuni alunni l’anno scolastico è ricominciato, per altri invece è rimandato di alcuni giorni.
Le difficoltà, i punti di domanda, le paure sono all’ordine del giorno.
Abbiamo chiesto alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda quali sono le regole per la mensa scolastica, un momento molto importante nella vita scolastica.

LA MENSA E LE NORME ANTI-COVID

I bambini e i ragazzi hanno diritto all’istruzione, alla salvaguardia della loro salute e di quella dei familiari.
Proprio per questo sarà un anno scolastico molto difficile e pieno di intoppi.
Il consumo del pasto a scuola rappresenta un momento di fondamentale importanza dal un punto di vista educativo, ma anche per l’acquisizione delle corrette abitudini alimentari.

Già a maggio il CTS aveva chiarito alcuni nodi delle procedure di sicurezza: la mensa, in quanto esperienza di valorizzazione e crescita costante delle autonomie dei bambini, sarà assicurata prevedendo differenti turni tra le classi.
Il pasto potrà essere consumato in aula, garantendo il rispetto del distanziamento, delle norme igieniche relative alla sanificazione degli ambienti e dell’areazione.
Si porrà particolare attenzione alla sanificazione degli ambienti e degli arredi utilizzati prima e dopo il consumo dei pasti.
A maggior ragione nei casi in cui i locali mensa vengano riconvertiti in spazi destinati ad accogliere gruppi/ sezioni per l’attività didattica ordinaria.

Come avete letto, anche le modalità del pranzo a scuola andranno ripensate: in aggiunta alle mense tradizionali, potrebbero essere usati altri locali (come le palestre), anche i menù potrebbero cambiare attraverso l’offerta di piatti unici e/o freddi.
Nei documenti delle varie regioni si ipotizza il servizio di pasti monoporzione e menù ad hoc.

COSA SI CHIEDE AGLI ALUNNI E AI GENITORI

Come vedete non sarà per niente facile e soprattutto sarà triste per i bambini assoggettarsi a questa imposta rivoluzione (giustamente in questo particolare contesto storico), di un momento che per loro era una boccata di divertimento, di distrazione, di socializzazione, nonché di istruzione su una sana alimentazione.

Il quadro d’insieme non è molto confortante, come si può immaginare.
Come sempre spetterà ai genitori ai docenti più illuminati aiutare gli studenti a percorrere questo tortuoso cammino e sperare in una situazione di risoluzione e di sblocco il più velocemente possibile.

Purtroppo questa pandemia ci ha tolto tanto, a volte tutto.
I bambini sono stati i più psicologicamente feriti, anche se magari non lo danno a vedere.

PRIMO INCONTRO NUTRIZIONISTA PAZIENTE

Quando ci rivolgiamo a un nutrizionista?
Solitamente chiediamo il suo aiuto per perdere peso, oppure per avere una dieta mirata a un’esigenza sportiva, intolleranze alimentari o qualche malattia.
Chiedere aiuto a un nutrizionista è una cosa seria per prendere coscienza del proprio rapporto con il cibo e imparare le giuste basi per un’alimentazione corretta.

Come si svolge la prima visita nutrizionale?
Ce lo spiega la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, professionista che visita a Brescia.
Approfittate di questa rubrica per farle le domande che desiderate!

PRIMO INCONTRO CON IL PAZIENTE

Per prima cosa rivolgetevi sempre ad un professionista qualificato, informandovi prima di prendere un appuntamento.
La durata della prima visita non deve essere inferiore a 60 minuti e implica:

• Conoscenza del paziente attraverso una anamnesi completa e approfondita delle patologie pregresse e /o in corso, con relative terapie farmacologiche seguite. Informarsi sul tipo di vita che il paziente conduce. Informarsi sul benessere psicologico.
• Esame obiettivo con misure antropometriche basate sulla plicometria e circonferenze corporee.
• Valutazione dello stato nutrizionale.
• Analisi tramite una bilancia ad impedenziometria, che rimane lo strumento migliore per avere dati su percentuale di massa grassa, massa magra, idratazione e metabolismo basale. Proprio per questo il paziente dovrà presentarsi a digiuno da almeno un’ora e con la vescica svuotata. E non avere fatto attività fisica da almeno due ore. Sconsigliato l’utilizzo di creme per il corpo.
• Chiedere al paziente in cosa consiste la sua alimentazione giornaliera. Tempi e alimenti usati di preferenza.
• Stabilire con il paziente gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
• Esaminare gli ultimi esami ematici portati dal paziente ed eventualmente richiederne di più specifici e recenti. Eventualmente visionare i referti di precedenti visite nutrizionali e diete seguite.
• Fissare un appuntamento per la settimana seguente in cui si consegnerà il programma alimentare personalizzato e si spiegherà al paziente come seguirlo al meglio.
• Fissare un programma di visite di controllo.
• Dare la disponibilità di contatto telefonico o via mail per chiarire eventuali dubbi da parte del paziente. E vi assicuro che di dubbi o voglia di chiarificazioni sono all’ordine del giorno.
• Chiedere al paziente se si può scattare una fotografia del suo assetto corporeo (anche vestito), per poter confrontare prima, durante e dopo.

Diffidate da un nutrizionista che non svolge questi esami accurati o che propone una dieta standard il giorno della prima visita: sicuramente non è un professionista!
Ogni persona ha la sua storia, il suo stile di vita, le sue esigenze, per questo la dieta deve essere personalizzata.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Vi siete mai chiesti di cosa si occupa e come opera un nutrizionista?
Abbiamo fatto questa domanda alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, autrice della rubrica FOOD IS LIFE, appuntamento settimanale dedicato alla salute e al benessere.
Abbiamo scoperto che per essere “bravi” non basta avere le competenze, ma l’atteggiamento e l’approccio verso il paziente fanno la differenza.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Quando ci si ritrova con dubbi ed interrogativi inerenti il mondo dell’alimentazione, posso affermare che sicuramente la scelta del professionista a cui rivolgersi è determinante.
Per questo bisogna scegliere il nostro “traghettatore” in base alla preparazione, alla serietà, all’aggiornamento professionale e, ultimo ma non ultimo, in base al livello empatico che il professionista saprà risvegliare in noi.

Che sia un percorso dimagrante, di consapevolezza alimentare, finalizzato al recupero del peso forma, al miglioramento o guarigione di certe patologie, si tratta sempre e comunque di un lavoro di squadra dove anche il paziente deve essere bravo e recettivo e ben motivato.
Deve fluire energia positiva fra il medico e il paziente, e viceversa.

Se c’è una cosa che ho deciso nel mio lavoro di medico nutrizionista è di non essere né formale né distaccata.
Si può essere professionali e preparati anche con un largo sorriso e tanta gentilezza.
Secondo me la gentilezza aumenta il metabolismo basale o alla peggio abbassa i livelli di cortisolo nel sangue.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo delle mie visite è prendere per mano chi si rivolge a me e accompagnarlo in un percorso ben motivato di salute e benessere.
Non formulo diete magiche, ma desidero che i miei pazienti costruiscano insieme a me un nuovo stile di vita, scordiamoci quindi diete punitive e drastiche (che poi vengono inficiate in un battibaleno).

Auspico che i risultati siano mantenuti nel tempo!
Si lavora adagio adagio, al fine di ottenere un risultato che sia “per sempre”.
“Stare a dieta”, non significa necessariamente mangiare di meno, ma mangiare meglio.

Saper mangiare bene è come sapersi vestire bene e comodamente.
Si possono avere idee chiare su cosa indossare, ma a volte non sappiamo che accessori abbinare al nostro outfit.
Un bravo nutrizionista pensa anche a questo.
Non esistono alimenti che fanno bene o male (tranne nel caso di conclamate allergie), ma piuttosto il cibo ha un effetto diretto sui diversi organi.
Si può affermare che ogni pasto è un progetto ormonale.

Inoltre vogliamo parlare della relazione sempre più evidente tra il cibo e la salute psicologica?
Si sa quanto le emozioni influenzino le scelte alimentari e quanto il cibo condizioni l’umore, e viceversa.
Un bravo medico nutrizionista o comunque un esperto in nutrizione deve essere anche un ancor più bravo psicologo. O averne uno nella sua equipe.
Non basta solo una precisissima bilancia ad impedenziometria, ci vuole soprattutto cuore, cervello e empatia.
È importantissimo usare un linguaggio semplice, rispondere alle più svariate domande e dubbi, esserci insomma.

Come vedete tante componenti intervengono nello svolgimento del mio lavoro.
La prossima settimana vi racconterò proprio come si svolge una mia visita e magari avrete voglia di venirmi a trovare!

CUCINA ETNICA: GRECA, MESSICANA, CINESE

Come promesso la dottoressa Chiara D’Adda ci propone un secondo approfondimento sulla cucina etnica.
Oggi scopriamo tre tipi diversi di gastronomia: greca, messicana e cinese.

CUCINA GRECA

È una cucina mediterranea in modo squisito e perciò è piena di vantaggi per la salute.
Insalate ricche di vitamine, minerali, olio extravergine e fibre, ne fanno un’alimentazione con un grande potere antiaging e salvacuore.
Ci sono pochi grassi saturi, perché c’è una predominanza di pesce e carne bianche.
Ricca di pomodori, melanzane, cetrioli, cipolle, aglio, spezie.
Il formaggio (la classica Feta ed altri soprattutto di capra) è ipocalorico e ben saporito.

Lo yogurt si usa in modo abbondante, ed è uno yogurt molto piacevole al palato e amico della regolarità intestinale e del sistema immunitario.
Si usa anche nelle insalate ed è parte integrante della salsa Tzatziki, insieme ad aglio, cetrioli, olio, origano e aneto. Questa salsa viene usata sugli arrosti, su crostini e nelle insalate e unisce il potere riequilibrante-immunitario dello yogurt con le proprietà antimicrobiche e antimicotiche dell’aglio e dell’origano.

Attenzione ai dolci greci a base di pasta filata, frutta secca e moltissimo miele…una vera e propria bomba calorica!
Da provare: moussaka e souvlaki.

CUCINA MESSICANA

La cucina messicana è ricca di ingredienti salutari come verdure e legumi, primi fra tutti i famosi fagioli neri o bianchi, i quali apportano proteine vegetali, vitamine e minerali.
È una cucina allegra, colorata e festaiola: papaya, mango, avocado, ananas, solo per citare i frutti più noti.

Si usa molto il peperoncino, amico della digestione per il suo contenuto di capsaicina e ricco di vitamina C.
Da limitare nel caso se si soffre di gastrite, ulcera, reflusso.

Attenzione a non esagerare con le tortillas, il pane piatto e rotondo di farina di mais o di grano.
Si accompagnano bene con ogni tipo di ripieno, ma vanno consumato con parsimonia.

CUCINA CINESE

Può essere considerata la più ricca del mondo perché secondo la filosofia cinese si deve mangiare tutto ciò che è in terra, in aria e nel mare.
Quindi carne, pesce, insetti, vegetali, frutta, cereali.
Implica tutte le cotture possibili e immaginabili: dal vapore, ai fritti, alle laccature.
Ricca in salse, in primis quella di soia, tè e spezie di ogni genere.

Ci sono tutti i 5 sapori tradizionali: acido, salato, amaro, dolce e umami, che è riconducibile al glutammato di sodio.

È una cucina molto varia, ma anche difficile per noi occidentali, che non conosciamo a fondo le proprietà, i gusti e i tipi di cottura.
Bisogna saper scegliere bene, quindi se serve facciamoci consigliare da chi è più esperto.