LA GRANITA FA BENE?

Come tutte le cose, anche la granita può diventare un alimento salutare, oppure no, a seconda di come la si prepara.
Ce lo spiega bene la nutrizionista Chiara D’Adda.

STORIA DELLA GRANITA

Ecco l’altro alimento sul podio per un’estate tutta da vivere: la GRANITA!
Si pensa che la granita sia nata in Sicilia, tra il nono e l’undicesimo secolo.
In questo periodo la Sicilia era sotto la dominazione araba e proprio dagli arabi trae le sue origini. Era chiamata Sharbat ed era una bevanda ghiacciata al sapore di frutta e rose.
I Siciliani unirono succo di frutta mischiato a neve.
A Messina veniva praticato il mestiere dei “nivaroli”, cioè di quegli uomini che d’inverno si occupavano di raccogliere la neve sull’Etna, sui monti Peloritani, Iblei o Nebrodi.
Tutto l’anno si occupavano di conservare la “neve” nelle niviere (antesignane delle moderne celle frigorifere), preservandola dal calore esterno, così diffuso nella bella isola.
Poi nei mesi estivi la trasportavano sino in riva al mare, visto che in queste zone l’arsura e la calura erano insopportabili, e qui la vendevano per i più svariati usi.

LA GRANITA OGGI

Ai giorni nostri la granita viene considerata un dolce freddo, un composto liquido semi-congelato, preparato con acqua, zucchero e succo di frutta o altro ingrediente, tipo caffè, mandorla, pistacchio.
Se è solo a base di frutta, senza l’aggiunta di zucchero, la granita rappresenta l’equivalente di una spremuta, quindi utilissima ad ogni ora, anche per reintegrare i sali minerali persi col sudore.
Se viene aggiunto tanto zucchero o peggio ancora viene preparata con sciroppi dolcissimi, allora purtroppo diventa come una bibita ricca di zuccheri, senza una contropartita nutrizionale…anzi, a volte dopo il senso di primo refrigerio, fanno venire ancor più sete di prima.

UNA SANA GRANITA

Oltretutto tanti zuccheri assunti da soli, hanno una velocità di assorbimento molto elevata, fanno impennare la glicemia e l’insulina, insidiano la linea e la salute.
Il rimedio esiste, per non privarci di questa delizia: preparate le granite in casa, aggiungendo al ghiaccio tritato finemente della frutta frullata, senza aggiungere zucchero.
Se proprio amate le granite a base di sciroppi confezionati, limitatene l’assunzione ed evitate di consumarle da sole, così da ridurre il carico glicemico.

L’AVOCADO, SUPER FOOD PER ECCELLENZA

C’è un alimento che negli ultimi anni è decisamente salito sul podio dei “super food”: l’avocado!
Oltre ad essere buono, quali sono le caratteristiche che lo rendono sano?
Ce lo spiega la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

PROPRIETÀ DELL’AVOCADO

L’avocado è il frutto dell’omonimo albero della famiglia della Lauracee ed è originario del Messico, anche se ora è coltivato in tutto il mondo.
Esistono due tipi di Avocado:
Fuerte -> mantiene la buccia verde
Hass -> varietà più pregiata che ha una buccia rugosa viola scuro o addirittura nera.

A differenza della frutta che siamo abituati a portare sulle nostre tavole, l’avocado non è una fonte importante di carboidrati, mentre lo è di grassi, ma si tratta dei cosiddetti “grassi buoni”, quelli che ci fanno bene!
Sono grassi monoinsaturi, tipo quelli contenuti nell’olio di oliva, che hanno azione benefica su cuore, cervello e arterie.
In più l’avocado fornisce anche omega 6 e una piccola quantità di omega 3.
Riassumendo in poche parole le sue proprietà, si può affermare che è utile contro l’ipertensione, la ritenzione idrica, ideale per digerire bene e aiuta nel combattere la stipsi.
È indicato nella prevenzione del diabete, ottimo nel ridurre il colesterolo cattivo, snellente e antiossidante.
Fornisce tanta energia, per cui è ideale per chi segue regimi di dieta dimagrante e per chi fa attività sportiva.

MINERALI E VITAMINE

Questo frutto si caratterizza anche per il contenuto in minerali, in vitamine e in sostanze antiossidanti:
Carotenoidi (betacarotene)
Tocoferolo (vitamina E)
Betasitosterolo (sostanza che aiuta a ridurre il livello di colesterolo cattivo, LDL)
Potassio
Magnesio
Calcio
Vitamine del gruppo B
Colina (utile per la memoria e anticolesterolo)
Luteina (antiossidante che protegge occhi e vista)

Tenete presente che per 100 grammi di avocado corrispondono circa 160 kcal.
È raccomandato l’uso anche in gravidanza perché è un’ottima fonte di folina e di vitamine del gruppo B, fondamentali per il nascituro, ed è un ottimo antistipsi.

COME SI MANGIA

Si mangia in molti semplicissimi modi, a seconda del gusto personale.
Sbucciato e frullato, affettato, nello yogurt, sulle fette biscottate integrali, come contorno ad un piatto di pesce di mare, con altra frutta, come hummus.
Una curiosità: sapete che si può usare al posto del burro?
Per la sua consistenza cremosa, il suo contenuto in grassi buoni, il suo sapore delicato è una bella soluzione anche per i piatti adatti al consumo da parte dei vegani.

IL CIOCCOLATO FA BENE?

Fra pochi giorni si festeggerà la Santa Pasqua.
Qual è il simbolo culinario di questa festa, gradito ai bambini, ma anche dagli adulti?
L’uovo di cioccolato, naturalmente!
La nutrizionista Chiara D’Adda ci parla oggi proprio del cioccolato.

IL CIOCCOLATO

Il rapporto di tutti noi con il cioccolato, è un rapporto si può dire di amore- odio.
C’è chi non ne può fare a meno, chi non lo sopporta, chi lo vede come un nemico “ingrassatore”, chi ne ottiene quiete, buon umore e serenità.
Chi impazzisce solo per il cioccolato fondente, chi lo ama solo al latte, c’è chi stravede per quello bianco.
Infine chi lo ama al naturale, e chi ama tutte le declinazioni e le aggiunte: nocciole, mandorle, pistacchi, creme, frutta, cereali, liquori ecc…
Ma devo ammettere che il più salutare è il cioccolato fondente.
Lo sapete che è stato prodotto per la prima volta nel 1879 a Berna da Rodolphe Lindt?
Si produce miscelando la pasta di cacao proveniente dai paesi di origine, con l’aggiunta di ingredienti e aromi.
Per normativa la percentuale di cacao deve essere specificata sull’etichetta.
Il cioccolato fondente contiene carboidrati, grassi, fibre e proteine in quantità maggiori rispetto al cioccolato al latte.
Circa 100 grammi di cioccolato fondente apportano dalle 500 alle 600 calorie, a seconda della tipologia

BENEFICI E CONTROINDICAZIONI

Oltre ad essere gustoso per il palato il cioccolato ha tantissime virtù.
Una di queste sembrerebbe la contribuzione al rilascio delle endorfine, sostanze in grado di portare allegria e buonumore.
Il contenuto in feniletilammina pare abbia un’influenza nel determinare la diminuzione della depressione.
Recenti e seri studi hanno messo in evidenza come una dose quotidiana di cioccolato fondente faccia bene al cuore e abbassi il colesterolo, grazie all’azione dei flavonoidi in esso contenuti.
Il cioccolato ha la capacità anche di ridurre la pressione del sangue, sempre grazie al contenuto di polifenoli.
È ricco di minerali come magnesio, rame, potassio, fosforo, zinco, calcio.
No ad eccessi in gravidanza e durante l’allattamento o in caso di malattie particolari: contenendo allergeni può dare reazioni allergiche.
Anche chi soffre di emicrania o di calcoli renali non ne deve abusare.
Il vero rischio è di incorrere in quello che io chiamo “il cioccolismo”, ovvero nella dipendenza da cioccolato!
Quindi mi raccomando: sì al cioccolato, ma consumato in modo e dose corretti!

SPRECO ALIMENTARE: PICCOLI GESTI, GRANDE RISULTATO!

La sensibilità verso il tema “spreco alimentare” è senza dubbio cresciuta negli ultimi anni, insieme alla consapevolezza che bastano poche accortezze per ridurre il problema.
Ce ne parla oggi la dottoressa Chiara D’Adda, per la nostra rublica FOOD IS LIFE!

SPRECO ALIMENTARE

Lo spreco alimentare è il fenomeno per cui, cibo buono per essere consumato, viene perso.
Questo succede sia lungo la catena di produzione, sia lungo la catena del consumo del cibo; dalla produzione agricola alla lavorazione degli alimenti, al trasporto, alla vendita, fino alla conservazione e all’uso del cibo nelle nostre case.

Lo spreco alimentare sembra essere una prerogativa dei paesi ricchi, in quelli in via di sviluppo infatti questa voce è quasi nulla.
Si calcola che ogni anno circa un terzo di tutto il cibo prodotto, vada purtroppo sprecato.
I numeri sono veramente spaventosi, visto che nel 2020 sono state buttate via 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera.

Le cause dello spreco sono veramente tante, ma bisogna dire che rispetto agli anni passati, siamo decisamente migliorati, cresce molto la consapevolezza e l’impegno dei consumatori.
Ma non è certo abbastanza e si può fare di più.

PICCOLI GESTI, PER UN GRANDE RISULTATO

Cosa possiamo fare?
Primo, non esagerare.
Per evitare che il cibo finisca nella spazzatura fare una spesa oculata al supermercato, partendo da una lista dettagliata di quello che manca.
Recarsi al supermercato dopo i pasti, in questo modo la fame non ci indurrà in tentazione!
Fare un check up della dispensa e del frigorifero.
Disporre le confezioni per data di scadenza, facendo attenzione a consumare per prime quelle con scadenza più vicina.
Conservare bene gli alimenti.
Mangiare verdura e frutta anche quando l’aspetto non è perfetto
Fare ordinazioni attente al ristorante.

Imparare a cucinare con alimenti che vengono considerati gli scarti del cibo: bucce, gambi, foglie esterne degli ortaggi.
Ci sono tantissime ricette molto golose, innovative, gustose e salutari!
Per avere idee su come cucinare potete curiosare nel web oppure dare sfogo alla vostra creatività in cucina.
Infine un consiglio: perché non regalare il cibo, se non si può consumare in data ottimale?

Piccoli gesti, per un grande risultato!

CORPO E PSICHE, L’EQUILIBRIO CONSAPEVOLE

Cosa ti dice il peso di una persona?
A prima vista sembra una domanda strampalata, ma leggendola fra le righe, si apre un mondo e scaturiscono tante riflessioni
Quante persone (donne e uomini, ragazzi e ragazze indifferentemente) idealizzano la magrezza e/o il corpo perfetto, spostando sul soma (corpo) disagi che nulla o poco hanno a che vedere con la fisicità?
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega come corpo e psiche siano strettamente collegati.

BODY CHECKING E DISTURBI ALIMENTARI

Quante persone non si piacciono e dedicano sempre più azioni e pensieri al controllo del corpo, si pesano, si misurano, si specchiano, si documentano sul web, chiedono rassicurazioni con assiduità.
Spesso si affidano a persone poco raccomandabili per trovare risposte.
Purtroppo, più una persona non si piace, più è insoddisfatta del proprio corpo, più pensieri dedica ad esso: body checking!

Da qui l’insorgenza dei cosiddetti “disturbi alimentari” (DCA), che purtroppo sono in grande aumento, a tutte le età e in tutte le sfere sociali
Si spazia dai più noti disturbi come anoressia e bulimia, alla fame notturna, allo scambio della fame fisica con quella emotiva, allo scambio della fame con la sete, al food craving (desiderio irresistibile di cibo), all’ortoressia, all’ansia sociale, alla rinuncia di riunioni con gli amici al ristorante o in casa privata, alla depressione, all’ansia, alla dipendenza dal giudizio altrui e molto altro.

Tutti questi disturbi comportano un peggioramento, sfumato o evidente, delle relazioni sociali, soprattutto nel momento della condivisione dei pasti: un momento che dovrebbe essere di gioia, si tramuta in un momento ansiogeno.

CORPO E PSICHE

Io non sono laureata in psicologia, ma anni di esperienza mi inducono a vedere il paziente che si rivolge a me, con occhi che vanno oltre la misura del peso o le varie misurazioni.
Certo, sono importanti anche le calorie e il tipo di alimentazione, ma non sono tutto.
Bisogna ascoltare quello che il paziente non ti dice con le parole, ma ti urla con il corpo.

E quante IBS (la cosiddetta colite nervosa o sindrome dell’intestino irritabile), quante stipsi o diarree, quante gastriti sono miracolosamente sparite o attenuate, dalla prescrizione di una dieta personalizzata unita alla cura dell’anima della persona.
Con la consapevolezza che non è facile aiutare chi soffre di un problema così complesso.
Anzi, a volte nell’intento di sostenere e aiutare, si possono dire frasi che feriscono, anche se non volutamente.

È nostro compito aiutare, nel percorso di guarigione, chiedendo l’aiuto e la collaborazione di professionisti preparati quali psicologi.
Motivare chi si rivolge a noi nutrizionisti affinché la persona possa essere consapevole che non è cambiando il corpo che si cambia automaticamente l’immagine di sé o si migliorano le relazioni con gli altri.
Non è così, non è automatico. Può senz’altro essere un primo passo… ma la strada è lunga.
E qualcuno deve prenderci per mano, se vogliamo proseguire in piena e sana autonomia fino a raggiungere un equilibrio corpo e psiche sano e consapevole.

LEGUMI, LA CARNE DEI POVERI, MA…

Nei tempi passati, ma neppure troppo distanti, i legumi erano considerati un alimento povero, un piatto misero.
La carne scarseggiava sulle tavole del popolo meno abbiente ed era invece presente nel menù giornaliero dei nobili e dei ricchi.
Per questo motivo i legumi erano definiti “la carne dei poveri”.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega le proprietà nutrizionali dei legumi e i consigli per consumarli al meglio.

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI DEI LEGUMI

Oggi sappiamo bene che ceci, fagioli, fave, piselli, lenticchie, soia, edamame (fagioli di soia) ed altri legumi, costituiscono un alimento sano e ricco di ferro, fosforo, magnesio, calcio, potassio, fibre, vitamine e naturalmente di proteine vegetali.
Sono anche molto buoni e versatili nella preparazione.

Si possono cucinare come primi piatti aggiungendoli nei sughi di condimento, costituiscono un secondo piatto saziante e di altissimo valore nutritivo, si inseriscono in zuppe (specialmente nella stagione fredda), si possono usare per fare polpette deliziose ed hamburger, ultima novità di prodotto sono le paste che si trovano in commercio, prodotte con le farine dei più svariati legumi.

LEGUMI E ABBINAMENTI ALIMENTARI

Ci sono alcune regole da seguire per far sì che questi preziosi alimenti siano consumati nel modo più performante.

Abbinamenti sì: pasta, riso e altri cereali.
È l’associazione che permette di assorbire al meglio le proteine dei legumi, ed è anche semplice da realizzare.
Ottimo anche l’abbinamento con le verdure, soprattutto in funzione depurativa, visto l’alto contenuto in fibre per il corretto transito intestinale.

Abbinamenti no: frutta.
Non vanno consumati nello stesso pasto.
La frutta è infatti molto digeribile se mangiata da sola, ma meno se associata ad altri alimenti, in quanto l’assorbimento degli zuccheri della frutta viene rallentato dagli altri alimenti e questo genera gonfiore intestinale e rallentamento digestivo. Questo è vero particolarmente se alla frutta si associano legumi, che come è noto tendono a dare già loro un po’ di gonfiore.

Abbinamenti ni: latte, formaggio, uova e pesce.
La composizione di aminoacidi nei due tipi di alimenti è molto diversa e per questo si potrebbero verificare problemi di digestione. Meglio consumarli in pasti diversi.

Abbinamenti plus: mandorle, nocciole, noci, semi oleosi (zucca, sesamo, girasole, lino, canapa…), pistacchi, anacardi.
Rappresentano una fonte importante di vitamine, minerali e grassi polinsaturi, i cosiddetti grassi buoni.

FOOD DELIVERY, IL BOOM E LE REGOLE DA SEGUIRE

Abbiamo tutti vissuto il lockdown chiusi nelle nostre abitazioni.
Alzi la mano chi non ha usufruito del “servizio a domicilio”, una coccola che ci si poteva permettere, per rincuorarci in un momento difficile.
È entrata in uso comune la parola “delivery”, abitudine che molte persone hanno mantenuto, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, ma anche per godere di pasti golosi.
È proprio del food delivery che vogliamo parlare con la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

DELIVERY, UN’ABITUDINE CONSOLIDATA

È un termine che abbiamo sentito da giornali, televisione, radio, social, amici.
La parola delivery, significa letteralmente “consegna” e anche i nostri amici a cui non piacciono gli inglesismi dovranno rassegnarsi a comprendere e utilizzare questa parola, essendo un trend in crescita, destinato ad accompagnarci per tanto tempo.
La consegna a domicilio sta spopolando nel nostro paese e in tutto il mondo, divenendo un’abitudine consolidata soprattutto a seguito del lockdown.

Il servizio di delivery più conosciuto forse è quello legato al mondo del food.
La consegna della pizza a domicilio o di un qualsiasi piatto dal ristorante alla propria casa è l’esempio più lampante, ma esistono anche servizi relativi alla spesa a domicilio, tramite i quali viene consegnata a casa la spesa del proprio supermercato o negozio di fiducia.

Esistono norme europee da seguire per poter manipolare e consegnare gli alimenti, nel pieno rispetto delle misure di prevenzione connesse ai rischi per la sicurezza e per l’igiene.
Chi effettua servizio di delivery deve affrontare questo compito con organizzazione e strategia, per la tutela dei fattorini che consegnano e del cliente che riceve.
Naturalmente in questo periodo è obbligatorio ancora mantenere le distanze, usare le mascherine, disinfettare spesso le mani, il mezzo e i box di consegna.

NON SCORDIAMOCI DI CUCINARE

Ben venga allora questo nuovo modo di intendere la gestione dei nostri pasti.
Io sono però del parere che una buona e razionale organizzazione della nostra dispensa, del nostro frigorifero e del nostro surgelatore, siano la strada più salutare per il nostro corpo e la nostra psiche…sì sì avete letto bene, psiche!
Non c’è nulla di più rilassante per la nostra mente del cucinare con amore il piatto preferito dai nostri affetti o da noi stessi.
Un momento di stacco dai pensieri a volte tossici che ci ronzano nella testa.

Possiamo utilizzare materie scelte da noi, di cui sappiamo la provenienza, e metterci il nostro tocco personale. Tutto nel modo più salutare possibile.
Usando troppo questo (decisamente utile) mezzo di approvvigionamento delle nostre tavole, si rischia di ritrovarsi in sovrappeso senza neppure accorgersene!
Concludendo: evviva il delivery nei momenti in cui siamo impossibilitati a uscire di casa per un qualsiasi motivo, ma se diventa un’abitudine, diamoci delle regole da rispettare, per quanto riguarda la frequenza e il tipo di cibo.

CONSUMO DI CARNE

Il consumo di carne nella dieta umana ha origini antichissime.
Ad oggi i prodotti di origine animale forniscono circa un terzo delle proteine consumate dalla popolazione mondiale, possiamo quindi affermare che è un alimento rilevante dell’alimentazione quotidiana.
Certo è che, sempre più di frequentemente, il consumo di carne viene associato ad un’idea di alimentazione dannosa per la salute.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda affronta questo tema importante e delicato.

CARNE, UN ALIMENTO AD ALTO VALORE NUTRIZIONALE

All’alimentazione sana non si arriva creando tabù, ma esercitando il buonsenso e il quotidiano impegno nel conoscere le proprietà degli alimenti che inseriamo nella dieta.
A volte anche semplici informazioni vengono riportate con un sensazionalismo che travisa il reale valore delle raccomandazioni alimentari internazionali.
Queste raccomandazioni invitano ad una maggiore consapevolezza nei consumi piuttosto che ad una semplicistica negazione dell’intera categoria di prodotti.

La carne, al di là del credo che costituisce il libero arbitrio di una persona, è sicuramente un alimento di alto valore in un’alimentazione equilibrata e controllata, per tutta una serie di motivi:
Ottimo apporto di proteine e aminoacidi
Favorisce la sintesi di enzimi e migliora le reazioni metaboliche
Favorisce la sintesi di ormoni
Effetti positivi sui tessuti, in particolar modo quello muscolare
Fonte importantissima di vitamine del gruppo B (soprattutto B12)
Fonte importante di ferro, zinco, rame
Ossigenazione dei tessuti e importante arma per la prevenzione e la cura dell’anemia
Fonte di energia grazie ai grassi in essa contenuti
Alto indice di sazietà in quanto ricca di proteine complete (contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali)
Aiuta la crescita, il mantenimento e la riparazione del nostro corpo.

UNO STILE DI VITA SANO

Occorre in primo luogo sottolineare che non abbiamo dati certi che mostrino come un’alimentazione priva di carne abbia un reale beneficio sulla salute, ma è il giusto consumo e uno stile di vita sano che riducono il rischio di patologie cardiovascolari e di patologie oncologiche.
Non è tanto il consumo o meno di carne a fare la differenza, quanto un adeguato consumo inserito in uno stile di vita virtuoso, che comprenda regolare attività fisica, peso nella norma, astinenza dal fumo e dall’alcol.
Sarebbe opportuno dunque non esagerare con la carne ma nemmeno privarsene.
La sua totale assenza nella dieta implica una riduzione di apporto di ferro (ferro con determinate caratteristiche) e di alcuni nutrienti importanti (come la vitamina B12).

I nostri nonni davano grande importanza alla carne e a quella rossa in particolare, perché dicevano che “la carne fa buon sangue”.
Poi, col tempo e con il progredire delle ricerche scientifiche, si è visto che sia la carne rossa che quella bianca, svolgono una funzione antianemica.
La quantità di ferro contenuta nelle carni bianche è di poco inferiore a quella delle carni rosse, eccezione fatta per quella di cavallo (50% in più delle altre carni).
È emerso inoltre che ad oggi, grazie a un’attenta selezione delle specie allevate e a tecniche di allevamento innovative, la carne italiana risulta avere una quantità di grassi molto ridotta rispetto al passato, al punto che la distinzione tra carni bianche (più leggere) e carni rosse (grasse) può essere considerata oramai un vecchio preconcetto.

QUANTA CARNE CONSUMARE

Per quanto riguarda la quantità lecita di carne da consumare, affinché non causi danni alla salute, è necessario dire che ognuno di noi ha bisogni diversi.
Dipende da molti fattori: dall’età (più si invecchia più il consumo può aumentare per contrastare la perdita fisiologica di massa muscolare), dallo stile di vita (più ci si muove più se ne ha bisogno), dal quadro clinico (pressione, colesterolo, azotemia, acidi urici alti).

PRIMO INCONTRO NUTRIZIONISTA PAZIENTE

Quando ci rivolgiamo a un nutrizionista?
Solitamente chiediamo il suo aiuto per perdere peso, oppure per avere una dieta mirata a un’esigenza sportiva, intolleranze alimentari o qualche malattia.
Chiedere aiuto a un nutrizionista è una cosa seria per prendere coscienza del proprio rapporto con il cibo e imparare le giuste basi per un’alimentazione corretta.

Come si svolge la prima visita nutrizionale?
Ce lo spiega la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, professionista che visita a Brescia.
Approfittate di questa rubrica per farle le domande che desiderate!

PRIMO INCONTRO CON IL PAZIENTE

Per prima cosa rivolgetevi sempre ad un professionista qualificato, informandovi prima di prendere un appuntamento.
La durata della prima visita non deve essere inferiore a 60 minuti e implica:

• Conoscenza del paziente attraverso una anamnesi completa e approfondita delle patologie pregresse e /o in corso, con relative terapie farmacologiche seguite. Informarsi sul tipo di vita che il paziente conduce. Informarsi sul benessere psicologico.
• Esame obiettivo con misure antropometriche basate sulla plicometria e circonferenze corporee.
• Valutazione dello stato nutrizionale.
• Analisi tramite una bilancia ad impedenziometria, che rimane lo strumento migliore per avere dati su percentuale di massa grassa, massa magra, idratazione e metabolismo basale. Proprio per questo il paziente dovrà presentarsi a digiuno da almeno un’ora e con la vescica svuotata. E non avere fatto attività fisica da almeno due ore. Sconsigliato l’utilizzo di creme per il corpo.
• Chiedere al paziente in cosa consiste la sua alimentazione giornaliera. Tempi e alimenti usati di preferenza.
• Stabilire con il paziente gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
• Esaminare gli ultimi esami ematici portati dal paziente ed eventualmente richiederne di più specifici e recenti. Eventualmente visionare i referti di precedenti visite nutrizionali e diete seguite.
• Fissare un appuntamento per la settimana seguente in cui si consegnerà il programma alimentare personalizzato e si spiegherà al paziente come seguirlo al meglio.
• Fissare un programma di visite di controllo.
• Dare la disponibilità di contatto telefonico o via mail per chiarire eventuali dubbi da parte del paziente. E vi assicuro che di dubbi o voglia di chiarificazioni sono all’ordine del giorno.
• Chiedere al paziente se si può scattare una fotografia del suo assetto corporeo (anche vestito), per poter confrontare prima, durante e dopo.

Diffidate da un nutrizionista che non svolge questi esami accurati o che propone una dieta standard il giorno della prima visita: sicuramente non è un professionista!
Ogni persona ha la sua storia, il suo stile di vita, le sue esigenze, per questo la dieta deve essere personalizzata.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Vi siete mai chiesti di cosa si occupa e come opera un nutrizionista?
Abbiamo fatto questa domanda alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, autrice della rubrica FOOD IS LIFE, appuntamento settimanale dedicato alla salute e al benessere.
Abbiamo scoperto che per essere “bravi” non basta avere le competenze, ma l’atteggiamento e l’approccio verso il paziente fanno la differenza.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Quando ci si ritrova con dubbi ed interrogativi inerenti il mondo dell’alimentazione, posso affermare che sicuramente la scelta del professionista a cui rivolgersi è determinante.
Per questo bisogna scegliere il nostro “traghettatore” in base alla preparazione, alla serietà, all’aggiornamento professionale e, ultimo ma non ultimo, in base al livello empatico che il professionista saprà risvegliare in noi.

Che sia un percorso dimagrante, di consapevolezza alimentare, finalizzato al recupero del peso forma, al miglioramento o guarigione di certe patologie, si tratta sempre e comunque di un lavoro di squadra dove anche il paziente deve essere bravo e recettivo e ben motivato.
Deve fluire energia positiva fra il medico e il paziente, e viceversa.

Se c’è una cosa che ho deciso nel mio lavoro di medico nutrizionista è di non essere né formale né distaccata.
Si può essere professionali e preparati anche con un largo sorriso e tanta gentilezza.
Secondo me la gentilezza aumenta il metabolismo basale o alla peggio abbassa i livelli di cortisolo nel sangue.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo delle mie visite è prendere per mano chi si rivolge a me e accompagnarlo in un percorso ben motivato di salute e benessere.
Non formulo diete magiche, ma desidero che i miei pazienti costruiscano insieme a me un nuovo stile di vita, scordiamoci quindi diete punitive e drastiche (che poi vengono inficiate in un battibaleno).

Auspico che i risultati siano mantenuti nel tempo!
Si lavora adagio adagio, al fine di ottenere un risultato che sia “per sempre”.
“Stare a dieta”, non significa necessariamente mangiare di meno, ma mangiare meglio.

Saper mangiare bene è come sapersi vestire bene e comodamente.
Si possono avere idee chiare su cosa indossare, ma a volte non sappiamo che accessori abbinare al nostro outfit.
Un bravo nutrizionista pensa anche a questo.
Non esistono alimenti che fanno bene o male (tranne nel caso di conclamate allergie), ma piuttosto il cibo ha un effetto diretto sui diversi organi.
Si può affermare che ogni pasto è un progetto ormonale.

Inoltre vogliamo parlare della relazione sempre più evidente tra il cibo e la salute psicologica?
Si sa quanto le emozioni influenzino le scelte alimentari e quanto il cibo condizioni l’umore, e viceversa.
Un bravo medico nutrizionista o comunque un esperto in nutrizione deve essere anche un ancor più bravo psicologo. O averne uno nella sua equipe.
Non basta solo una precisissima bilancia ad impedenziometria, ci vuole soprattutto cuore, cervello e empatia.
È importantissimo usare un linguaggio semplice, rispondere alle più svariate domande e dubbi, esserci insomma.

Come vedete tante componenti intervengono nello svolgimento del mio lavoro.
La prossima settimana vi racconterò proprio come si svolge una mia visita e magari avrete voglia di venirmi a trovare!