IL CIOCCOLATO FA BENE?

Fra pochi giorni si festeggerà la Santa Pasqua.
Qual è il simbolo culinario di questa festa, gradito ai bambini, ma anche dagli adulti?
L’uovo di cioccolato, naturalmente!
La nutrizionista Chiara D’Adda ci parla oggi proprio del cioccolato.

IL CIOCCOLATO

Il rapporto di tutti noi con il cioccolato, è un rapporto si può dire di amore- odio.
C’è chi non ne può fare a meno, chi non lo sopporta, chi lo vede come un nemico “ingrassatore”, chi ne ottiene quiete, buon umore e serenità.
Chi impazzisce solo per il cioccolato fondente, chi lo ama solo al latte, c’è chi stravede per quello bianco.
Infine chi lo ama al naturale, e chi ama tutte le declinazioni e le aggiunte: nocciole, mandorle, pistacchi, creme, frutta, cereali, liquori ecc…
Ma devo ammettere che il più salutare è il cioccolato fondente.
Lo sapete che è stato prodotto per la prima volta nel 1879 a Berna da Rodolphe Lindt?
Si produce miscelando la pasta di cacao proveniente dai paesi di origine, con l’aggiunta di ingredienti e aromi.
Per normativa la percentuale di cacao deve essere specificata sull’etichetta.
Il cioccolato fondente contiene carboidrati, grassi, fibre e proteine in quantità maggiori rispetto al cioccolato al latte.
Circa 100 grammi di cioccolato fondente apportano dalle 500 alle 600 calorie, a seconda della tipologia

BENEFICI E CONTROINDICAZIONI

Oltre ad essere gustoso per il palato il cioccolato ha tantissime virtù.
Una di queste sembrerebbe la contribuzione al rilascio delle endorfine, sostanze in grado di portare allegria e buonumore.
Il contenuto in feniletilammina pare abbia un’influenza nel determinare la diminuzione della depressione.
Recenti e seri studi hanno messo in evidenza come una dose quotidiana di cioccolato fondente faccia bene al cuore e abbassi il colesterolo, grazie all’azione dei flavonoidi in esso contenuti.
Il cioccolato ha la capacità anche di ridurre la pressione del sangue, sempre grazie al contenuto di polifenoli.
È ricco di minerali come magnesio, rame, potassio, fosforo, zinco, calcio.
No ad eccessi in gravidanza e durante l’allattamento o in caso di malattie particolari: contenendo allergeni può dare reazioni allergiche.
Anche chi soffre di emicrania o di calcoli renali non ne deve abusare.
Il vero rischio è di incorrere in quello che io chiamo “il cioccolismo”, ovvero nella dipendenza da cioccolato!
Quindi mi raccomando: sì al cioccolato, ma consumato in modo e dose corretti!

SPRECO ALIMENTARE: PICCOLI GESTI, GRANDE RISULTATO!

La sensibilità verso il tema “spreco alimentare” è senza dubbio cresciuta negli ultimi anni, insieme alla consapevolezza che bastano poche accortezze per ridurre il problema.
Ce ne parla oggi la dottoressa Chiara D’Adda, per la nostra rublica FOOD IS LIFE!

SPRECO ALIMENTARE

Lo spreco alimentare è il fenomeno per cui, cibo buono per essere consumato, viene perso.
Questo succede sia lungo la catena di produzione, sia lungo la catena del consumo del cibo; dalla produzione agricola alla lavorazione degli alimenti, al trasporto, alla vendita, fino alla conservazione e all’uso del cibo nelle nostre case.

Lo spreco alimentare sembra essere una prerogativa dei paesi ricchi, in quelli in via di sviluppo infatti questa voce è quasi nulla.
Si calcola che ogni anno circa un terzo di tutto il cibo prodotto, vada purtroppo sprecato.
I numeri sono veramente spaventosi, visto che nel 2020 sono state buttate via 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera.

Le cause dello spreco sono veramente tante, ma bisogna dire che rispetto agli anni passati, siamo decisamente migliorati, cresce molto la consapevolezza e l’impegno dei consumatori.
Ma non è certo abbastanza e si può fare di più.

PICCOLI GESTI, PER UN GRANDE RISULTATO

Cosa possiamo fare?
Primo, non esagerare.
Per evitare che il cibo finisca nella spazzatura fare una spesa oculata al supermercato, partendo da una lista dettagliata di quello che manca.
Recarsi al supermercato dopo i pasti, in questo modo la fame non ci indurrà in tentazione!
Fare un check up della dispensa e del frigorifero.
Disporre le confezioni per data di scadenza, facendo attenzione a consumare per prime quelle con scadenza più vicina.
Conservare bene gli alimenti.
Mangiare verdura e frutta anche quando l’aspetto non è perfetto
Fare ordinazioni attente al ristorante.

Imparare a cucinare con alimenti che vengono considerati gli scarti del cibo: bucce, gambi, foglie esterne degli ortaggi.
Ci sono tantissime ricette molto golose, innovative, gustose e salutari!
Per avere idee su come cucinare potete curiosare nel web oppure dare sfogo alla vostra creatività in cucina.
Infine un consiglio: perché non regalare il cibo, se non si può consumare in data ottimale?

Piccoli gesti, per un grande risultato!

CORPO E PSICHE, L’EQUILIBRIO CONSAPEVOLE

Cosa ti dice il peso di una persona?
A prima vista sembra una domanda strampalata, ma leggendola fra le righe, si apre un mondo e scaturiscono tante riflessioni
Quante persone (donne e uomini, ragazzi e ragazze indifferentemente) idealizzano la magrezza e/o il corpo perfetto, spostando sul soma (corpo) disagi che nulla o poco hanno a che vedere con la fisicità?
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega come corpo e psiche siano strettamente collegati.

BODY CHECKING E DISTURBI ALIMENTARI

Quante persone non si piacciono e dedicano sempre più azioni e pensieri al controllo del corpo, si pesano, si misurano, si specchiano, si documentano sul web, chiedono rassicurazioni con assiduità.
Spesso si affidano a persone poco raccomandabili per trovare risposte.
Purtroppo, più una persona non si piace, più è insoddisfatta del proprio corpo, più pensieri dedica ad esso: body checking!

Da qui l’insorgenza dei cosiddetti “disturbi alimentari” (DCA), che purtroppo sono in grande aumento, a tutte le età e in tutte le sfere sociali
Si spazia dai più noti disturbi come anoressia e bulimia, alla fame notturna, allo scambio della fame fisica con quella emotiva, allo scambio della fame con la sete, al food craving (desiderio irresistibile di cibo), all’ortoressia, all’ansia sociale, alla rinuncia di riunioni con gli amici al ristorante o in casa privata, alla depressione, all’ansia, alla dipendenza dal giudizio altrui e molto altro.

Tutti questi disturbi comportano un peggioramento, sfumato o evidente, delle relazioni sociali, soprattutto nel momento della condivisione dei pasti: un momento che dovrebbe essere di gioia, si tramuta in un momento ansiogeno.

CORPO E PSICHE

Io non sono laureata in psicologia, ma anni di esperienza mi inducono a vedere il paziente che si rivolge a me, con occhi che vanno oltre la misura del peso o le varie misurazioni.
Certo, sono importanti anche le calorie e il tipo di alimentazione, ma non sono tutto.
Bisogna ascoltare quello che il paziente non ti dice con le parole, ma ti urla con il corpo.

E quante IBS (la cosiddetta colite nervosa o sindrome dell’intestino irritabile), quante stipsi o diarree, quante gastriti sono miracolosamente sparite o attenuate, dalla prescrizione di una dieta personalizzata unita alla cura dell’anima della persona.
Con la consapevolezza che non è facile aiutare chi soffre di un problema così complesso.
Anzi, a volte nell’intento di sostenere e aiutare, si possono dire frasi che feriscono, anche se non volutamente.

È nostro compito aiutare, nel percorso di guarigione, chiedendo l’aiuto e la collaborazione di professionisti preparati quali psicologi.
Motivare chi si rivolge a noi nutrizionisti affinché la persona possa essere consapevole che non è cambiando il corpo che si cambia automaticamente l’immagine di sé o si migliorano le relazioni con gli altri.
Non è così, non è automatico. Può senz’altro essere un primo passo… ma la strada è lunga.
E qualcuno deve prenderci per mano, se vogliamo proseguire in piena e sana autonomia fino a raggiungere un equilibrio corpo e psiche sano e consapevole.

LEGUMI, LA CARNE DEI POVERI, MA…

Nei tempi passati, ma neppure troppo distanti, i legumi erano considerati un alimento povero, un piatto misero.
La carne scarseggiava sulle tavole del popolo meno abbiente ed era invece presente nel menù giornaliero dei nobili e dei ricchi.
Per questo motivo i legumi erano definiti “la carne dei poveri”.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega le proprietà nutrizionali dei legumi e i consigli per consumarli al meglio.

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI DEI LEGUMI

Oggi sappiamo bene che ceci, fagioli, fave, piselli, lenticchie, soia, edamame (fagioli di soia) ed altri legumi, costituiscono un alimento sano e ricco di ferro, fosforo, magnesio, calcio, potassio, fibre, vitamine e naturalmente di proteine vegetali.
Sono anche molto buoni e versatili nella preparazione.

Si possono cucinare come primi piatti aggiungendoli nei sughi di condimento, costituiscono un secondo piatto saziante e di altissimo valore nutritivo, si inseriscono in zuppe (specialmente nella stagione fredda), si possono usare per fare polpette deliziose ed hamburger, ultima novità di prodotto sono le paste che si trovano in commercio, prodotte con le farine dei più svariati legumi.

LEGUMI E ABBINAMENTI ALIMENTARI

Ci sono alcune regole da seguire per far sì che questi preziosi alimenti siano consumati nel modo più performante.

Abbinamenti sì: pasta, riso e altri cereali.
È l’associazione che permette di assorbire al meglio le proteine dei legumi, ed è anche semplice da realizzare.
Ottimo anche l’abbinamento con le verdure, soprattutto in funzione depurativa, visto l’alto contenuto in fibre per il corretto transito intestinale.

Abbinamenti no: frutta.
Non vanno consumati nello stesso pasto.
La frutta è infatti molto digeribile se mangiata da sola, ma meno se associata ad altri alimenti, in quanto l’assorbimento degli zuccheri della frutta viene rallentato dagli altri alimenti e questo genera gonfiore intestinale e rallentamento digestivo. Questo è vero particolarmente se alla frutta si associano legumi, che come è noto tendono a dare già loro un po’ di gonfiore.

Abbinamenti ni: latte, formaggio, uova e pesce.
La composizione di aminoacidi nei due tipi di alimenti è molto diversa e per questo si potrebbero verificare problemi di digestione. Meglio consumarli in pasti diversi.

Abbinamenti plus: mandorle, nocciole, noci, semi oleosi (zucca, sesamo, girasole, lino, canapa…), pistacchi, anacardi.
Rappresentano una fonte importante di vitamine, minerali e grassi polinsaturi, i cosiddetti grassi buoni.

FOOD DELIVERY, IL BOOM E LE REGOLE DA SEGUIRE

Abbiamo tutti vissuto il lockdown chiusi nelle nostre abitazioni.
Alzi la mano chi non ha usufruito del “servizio a domicilio”, una coccola che ci si poteva permettere, per rincuorarci in un momento difficile.
È entrata in uso comune la parola “delivery”, abitudine che molte persone hanno mantenuto, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, ma anche per godere di pasti golosi.
È proprio del food delivery che vogliamo parlare con la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

DELIVERY, UN’ABITUDINE CONSOLIDATA

È un termine che abbiamo sentito da giornali, televisione, radio, social, amici.
La parola delivery, significa letteralmente “consegna” e anche i nostri amici a cui non piacciono gli inglesismi dovranno rassegnarsi a comprendere e utilizzare questa parola, essendo un trend in crescita, destinato ad accompagnarci per tanto tempo.
La consegna a domicilio sta spopolando nel nostro paese e in tutto il mondo, divenendo un’abitudine consolidata soprattutto a seguito del lockdown.

Il servizio di delivery più conosciuto forse è quello legato al mondo del food.
La consegna della pizza a domicilio o di un qualsiasi piatto dal ristorante alla propria casa è l’esempio più lampante, ma esistono anche servizi relativi alla spesa a domicilio, tramite i quali viene consegnata a casa la spesa del proprio supermercato o negozio di fiducia.

Esistono norme europee da seguire per poter manipolare e consegnare gli alimenti, nel pieno rispetto delle misure di prevenzione connesse ai rischi per la sicurezza e per l’igiene.
Chi effettua servizio di delivery deve affrontare questo compito con organizzazione e strategia, per la tutela dei fattorini che consegnano e del cliente che riceve.
Naturalmente in questo periodo è obbligatorio ancora mantenere le distanze, usare le mascherine, disinfettare spesso le mani, il mezzo e i box di consegna.

NON SCORDIAMOCI DI CUCINARE

Ben venga allora questo nuovo modo di intendere la gestione dei nostri pasti.
Io sono però del parere che una buona e razionale organizzazione della nostra dispensa, del nostro frigorifero e del nostro surgelatore, siano la strada più salutare per il nostro corpo e la nostra psiche…sì sì avete letto bene, psiche!
Non c’è nulla di più rilassante per la nostra mente del cucinare con amore il piatto preferito dai nostri affetti o da noi stessi.
Un momento di stacco dai pensieri a volte tossici che ci ronzano nella testa.

Possiamo utilizzare materie scelte da noi, di cui sappiamo la provenienza, e metterci il nostro tocco personale. Tutto nel modo più salutare possibile.
Usando troppo questo (decisamente utile) mezzo di approvvigionamento delle nostre tavole, si rischia di ritrovarsi in sovrappeso senza neppure accorgersene!
Concludendo: evviva il delivery nei momenti in cui siamo impossibilitati a uscire di casa per un qualsiasi motivo, ma se diventa un’abitudine, diamoci delle regole da rispettare, per quanto riguarda la frequenza e il tipo di cibo.

CONSUMO DI CARNE

Il consumo di carne nella dieta umana ha origini antichissime.
Ad oggi i prodotti di origine animale forniscono circa un terzo delle proteine consumate dalla popolazione mondiale, possiamo quindi affermare che è un alimento rilevante dell’alimentazione quotidiana.
Certo è che, sempre più di frequentemente, il consumo di carne viene associato ad un’idea di alimentazione dannosa per la salute.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda affronta questo tema importante e delicato.

CARNE, UN ALIMENTO AD ALTO VALORE NUTRIZIONALE

All’alimentazione sana non si arriva creando tabù, ma esercitando il buonsenso e il quotidiano impegno nel conoscere le proprietà degli alimenti che inseriamo nella dieta.
A volte anche semplici informazioni vengono riportate con un sensazionalismo che travisa il reale valore delle raccomandazioni alimentari internazionali.
Queste raccomandazioni invitano ad una maggiore consapevolezza nei consumi piuttosto che ad una semplicistica negazione dell’intera categoria di prodotti.

La carne, al di là del credo che costituisce il libero arbitrio di una persona, è sicuramente un alimento di alto valore in un’alimentazione equilibrata e controllata, per tutta una serie di motivi:
Ottimo apporto di proteine e aminoacidi
Favorisce la sintesi di enzimi e migliora le reazioni metaboliche
Favorisce la sintesi di ormoni
Effetti positivi sui tessuti, in particolar modo quello muscolare
Fonte importantissima di vitamine del gruppo B (soprattutto B12)
Fonte importante di ferro, zinco, rame
Ossigenazione dei tessuti e importante arma per la prevenzione e la cura dell’anemia
Fonte di energia grazie ai grassi in essa contenuti
Alto indice di sazietà in quanto ricca di proteine complete (contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali)
Aiuta la crescita, il mantenimento e la riparazione del nostro corpo.

UNO STILE DI VITA SANO

Occorre in primo luogo sottolineare che non abbiamo dati certi che mostrino come un’alimentazione priva di carne abbia un reale beneficio sulla salute, ma è il giusto consumo e uno stile di vita sano che riducono il rischio di patologie cardiovascolari e di patologie oncologiche.
Non è tanto il consumo o meno di carne a fare la differenza, quanto un adeguato consumo inserito in uno stile di vita virtuoso, che comprenda regolare attività fisica, peso nella norma, astinenza dal fumo e dall’alcol.
Sarebbe opportuno dunque non esagerare con la carne ma nemmeno privarsene.
La sua totale assenza nella dieta implica una riduzione di apporto di ferro (ferro con determinate caratteristiche) e di alcuni nutrienti importanti (come la vitamina B12).

I nostri nonni davano grande importanza alla carne e a quella rossa in particolare, perché dicevano che “la carne fa buon sangue”.
Poi, col tempo e con il progredire delle ricerche scientifiche, si è visto che sia la carne rossa che quella bianca, svolgono una funzione antianemica.
La quantità di ferro contenuta nelle carni bianche è di poco inferiore a quella delle carni rosse, eccezione fatta per quella di cavallo (50% in più delle altre carni).
È emerso inoltre che ad oggi, grazie a un’attenta selezione delle specie allevate e a tecniche di allevamento innovative, la carne italiana risulta avere una quantità di grassi molto ridotta rispetto al passato, al punto che la distinzione tra carni bianche (più leggere) e carni rosse (grasse) può essere considerata oramai un vecchio preconcetto.

QUANTA CARNE CONSUMARE

Per quanto riguarda la quantità lecita di carne da consumare, affinché non causi danni alla salute, è necessario dire che ognuno di noi ha bisogni diversi.
Dipende da molti fattori: dall’età (più si invecchia più il consumo può aumentare per contrastare la perdita fisiologica di massa muscolare), dallo stile di vita (più ci si muove più se ne ha bisogno), dal quadro clinico (pressione, colesterolo, azotemia, acidi urici alti).

PRIMO INCONTRO NUTRIZIONISTA PAZIENTE

Quando ci rivolgiamo a un nutrizionista?
Solitamente chiediamo il suo aiuto per perdere peso, oppure per avere una dieta mirata a un’esigenza sportiva, intolleranze alimentari o qualche malattia.
Chiedere aiuto a un nutrizionista è una cosa seria per prendere coscienza del proprio rapporto con il cibo e imparare le giuste basi per un’alimentazione corretta.

Come si svolge la prima visita nutrizionale?
Ce lo spiega la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, professionista che visita a Brescia.
Approfittate di questa rubrica per farle le domande che desiderate!

PRIMO INCONTRO CON IL PAZIENTE

Per prima cosa rivolgetevi sempre ad un professionista qualificato, informandovi prima di prendere un appuntamento.
La durata della prima visita non deve essere inferiore a 60 minuti e implica:

• Conoscenza del paziente attraverso una anamnesi completa e approfondita delle patologie pregresse e /o in corso, con relative terapie farmacologiche seguite. Informarsi sul tipo di vita che il paziente conduce. Informarsi sul benessere psicologico.
• Esame obiettivo con misure antropometriche basate sulla plicometria e circonferenze corporee.
• Valutazione dello stato nutrizionale.
• Analisi tramite una bilancia ad impedenziometria, che rimane lo strumento migliore per avere dati su percentuale di massa grassa, massa magra, idratazione e metabolismo basale. Proprio per questo il paziente dovrà presentarsi a digiuno da almeno un’ora e con la vescica svuotata. E non avere fatto attività fisica da almeno due ore. Sconsigliato l’utilizzo di creme per il corpo.
• Chiedere al paziente in cosa consiste la sua alimentazione giornaliera. Tempi e alimenti usati di preferenza.
• Stabilire con il paziente gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
• Esaminare gli ultimi esami ematici portati dal paziente ed eventualmente richiederne di più specifici e recenti. Eventualmente visionare i referti di precedenti visite nutrizionali e diete seguite.
• Fissare un appuntamento per la settimana seguente in cui si consegnerà il programma alimentare personalizzato e si spiegherà al paziente come seguirlo al meglio.
• Fissare un programma di visite di controllo.
• Dare la disponibilità di contatto telefonico o via mail per chiarire eventuali dubbi da parte del paziente. E vi assicuro che di dubbi o voglia di chiarificazioni sono all’ordine del giorno.
• Chiedere al paziente se si può scattare una fotografia del suo assetto corporeo (anche vestito), per poter confrontare prima, durante e dopo.

Diffidate da un nutrizionista che non svolge questi esami accurati o che propone una dieta standard il giorno della prima visita: sicuramente non è un professionista!
Ogni persona ha la sua storia, il suo stile di vita, le sue esigenze, per questo la dieta deve essere personalizzata.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Vi siete mai chiesti di cosa si occupa e come opera un nutrizionista?
Abbiamo fatto questa domanda alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, autrice della rubrica FOOD IS LIFE, appuntamento settimanale dedicato alla salute e al benessere.
Abbiamo scoperto che per essere “bravi” non basta avere le competenze, ma l’atteggiamento e l’approccio verso il paziente fanno la differenza.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Quando ci si ritrova con dubbi ed interrogativi inerenti il mondo dell’alimentazione, posso affermare che sicuramente la scelta del professionista a cui rivolgersi è determinante.
Per questo bisogna scegliere il nostro “traghettatore” in base alla preparazione, alla serietà, all’aggiornamento professionale e, ultimo ma non ultimo, in base al livello empatico che il professionista saprà risvegliare in noi.

Che sia un percorso dimagrante, di consapevolezza alimentare, finalizzato al recupero del peso forma, al miglioramento o guarigione di certe patologie, si tratta sempre e comunque di un lavoro di squadra dove anche il paziente deve essere bravo e recettivo e ben motivato.
Deve fluire energia positiva fra il medico e il paziente, e viceversa.

Se c’è una cosa che ho deciso nel mio lavoro di medico nutrizionista è di non essere né formale né distaccata.
Si può essere professionali e preparati anche con un largo sorriso e tanta gentilezza.
Secondo me la gentilezza aumenta il metabolismo basale o alla peggio abbassa i livelli di cortisolo nel sangue.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo delle mie visite è prendere per mano chi si rivolge a me e accompagnarlo in un percorso ben motivato di salute e benessere.
Non formulo diete magiche, ma desidero che i miei pazienti costruiscano insieme a me un nuovo stile di vita, scordiamoci quindi diete punitive e drastiche (che poi vengono inficiate in un battibaleno).

Auspico che i risultati siano mantenuti nel tempo!
Si lavora adagio adagio, al fine di ottenere un risultato che sia “per sempre”.
“Stare a dieta”, non significa necessariamente mangiare di meno, ma mangiare meglio.

Saper mangiare bene è come sapersi vestire bene e comodamente.
Si possono avere idee chiare su cosa indossare, ma a volte non sappiamo che accessori abbinare al nostro outfit.
Un bravo nutrizionista pensa anche a questo.
Non esistono alimenti che fanno bene o male (tranne nel caso di conclamate allergie), ma piuttosto il cibo ha un effetto diretto sui diversi organi.
Si può affermare che ogni pasto è un progetto ormonale.

Inoltre vogliamo parlare della relazione sempre più evidente tra il cibo e la salute psicologica?
Si sa quanto le emozioni influenzino le scelte alimentari e quanto il cibo condizioni l’umore, e viceversa.
Un bravo medico nutrizionista o comunque un esperto in nutrizione deve essere anche un ancor più bravo psicologo. O averne uno nella sua equipe.
Non basta solo una precisissima bilancia ad impedenziometria, ci vuole soprattutto cuore, cervello e empatia.
È importantissimo usare un linguaggio semplice, rispondere alle più svariate domande e dubbi, esserci insomma.

Come vedete tante componenti intervengono nello svolgimento del mio lavoro.
La prossima settimana vi racconterò proprio come si svolge una mia visita e magari avrete voglia di venirmi a trovare!

CULTURE E SAPORI: LA CUCINA ETNICA

In questo momento di emergenza sanitaria mondiale non è possibile (o comunque è sconsigliato) viaggiare e visitare nuovi paesi esteri.
Approfittiamo della rubrica FOOD IS LIFE per portare nelle nostre case la cucina etnica!
Ogni cultura ha le sue ricette tradizionali, profumi e sapori che possiamo provare a riprodurre nelle nostre cucine.
Scopriamo le caratteristiche delle diverse tipologie gastronomiche con la dottoressa Chiara D’Adda: scegliere cosa mangiare aiuta la salute, perché c’è sempre qualcosa di buono in ogni tipo di cucina.

GIAPPONESE

Cosa c’è di più raffinato di una cena giapponese? Elegante, colori delicati, armonia delle presentazioni dei vari piatti.
Le pietanze risultano molto salutari in quanto ricche di pesce, dunque proteine nobili e acidi grassi omega 3, amici del cuore e della circolazione.
Presenti anche le alghe, contenenti iodio che stimola il metabolismo e la tiroide.
Pochi fritti (tempura) e grande uso di cibi crudi o cotture veloci al vapore, in questo modo si riducono i condimenti e si salvaguardano vitamine e minerali.

Come è noto nella cucina giapponese è molto usato il pesce crudo, importante però è imparare ad “abbatterlo”.
Abbattere il pesce è un processo fondamentale per eliminare la presenza eventuale di parassiti oppure di batteri, per farlo in casa bisogna posizionare il prodotto in un piatto pulito e coperto con pellicola trasparente: la temperatura va portata a -18°, lasciandolo in freezer per almeno 4 giorni prima di consumarlo.

Piano con il sakè, la bevanda prodotta dalla fermentazione del riso… sapore delicatissimo, ma molto alcolica.
È invece piacevole e salutare pasteggiare con uno dei tanti raffinatissimi tè giapponesi.

INDIANA

La cucina indiana, in particolare quella del Sud, non utilizza carni rosse in quanto nella religione Indù la mucca è un animale sacro, quindi solo carni bianche e molto pesce.
D’abitudine viene utilizzato yogurt e pochissimi formaggi, di conseguenza vengono limitati molto i grassi saturi, che sono nemici della salute e del cuore.

L’ingrediente principe della cucina indiana sono i legumi (famose le lenticchie rosse o dahl), fonte di ferro, potassio, fosforo, e anche di proteine.
Molto usato è il riso basmati, che ha un basso indice glicemico, e altri carboidrati molto digeribili.
Verdure e ortaggi, sani e colorati.

Ogni piatto è una vera e propria esplosione di spezie, a partire dall’onnipresente Curry, famosa miscela di polveri, in versioni più o meno piccanti.
Come sapete le spezie fanno benissimo alla nostra salute.

Attenzione ai tipi di pane indiani (chapati, roti, puri), spesso sono fritti in olio di cocco o palma che sono nemici della salute.

Nel prossimo articolo la dottoressa D’Adda ci parlerà della cucina greca, messicana e cinese.
Altre culture, altri sapori!

IL FRIGORIFERO PERFETTO

Cosa faremmo senza frigorifero nelle nostre cucine?
Il frigorifero è senza dubbio sul podio degli elettrodomestici che hanno cambiato in maniera radicale e positiva la nostra vita, in termini di gestione degli alimenti e di conseguenza della qualità del nostro tempo.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci parla oggi di come organizzarlo al meglio, semplici regole che ci possono aiutare ad ottenere un frigorifero perfetto!

IL FRIGORIFERO

Il nome deriva dal latino frigus (freddo) e fero (portare).
Il primo brevetto di questa “macchina del freddo” è da far risalire al XIX secolo.
Nei tempi antichi l’unico modo con cui si poteva mantenere un ambiente a temperature basse era quello di costruire ghiacciaie sotterranee, caricate durante l’inverno con neve e ghiaccio.

I frigoriferi moderni, oltre che essere di una bellezza estetica sempre in aggiornamento, sono delle macchine talmente perfette e con determinate caratteristiche che variano da modello a modello e da prezzo a prezzo.
È per questo che i suggerimenti che voglio darvi per una perfetta organizzazione dell’interno dei nostri frigoriferi, devono anche essere a volte rivisti proprio in funzione di quello che vi ho detto prima.

COME ORGANIZZARLO

Il frigorifero deve sempre avere una temperatura interna di circa 4-5 gradi nella parte centrale, con una variabile di 2-10 gradi nelle altre zone.
All’interno del frigorifero alcune aree sono più fredde di altre e la corretta disposizione degli alimenti è essenziale per la conservazione ottimale.
Le confezioni vanno sempre tenute staccate dalla parete di fondo del frigorifero: è una zona umida dove si condensano goccioline di acqua e di brina.

Nei cassetti posti sul fondo riporre frutta e verdura, che devono essere pulite grossolanamente e tolte dalle confezioni del supermercato.
Si possono avvolgere in carta da cucina o messe negli appositi sacchetti per alimenti per evitare che si formi umidità e condensa, cose che fanno marcire velocemente vegetali e ortaggi.
Pulire spessissimo questi cassetti!

Nel ripiano sopra i cassetti di frutta e verdura si colloca la carne e il pesce, che sono freschi e crudi.
Però per alcuni modelli di frigorifero viene consigliato di metterli nel ripiano più in alto. In questo caso troverete apposite scritte e/o disegni.

La parte centrale è l’ideale per riporre salumi già aperti, pasta già preparata, carne e verdure cotte, avanzi dei pasti precedenti, minestroni, zuppe.
Il consiglio naturalmente è di metterli in appositi e pratici contenitori trasparenti: mantengono la freschezza, non diffondono odori e ci permettono di vedere ciò che contengono.
Sul primo ripiano si troverà il posto per formaggi, yogurt, affettati confezionati, uova.
Nei ripiani della controporta è possibile sistemare bibite, burro, latticini, latte, uova, se non le avete sistemate in un’altra posizione.

Importante: assicurare sempre la circolazione dell’aria interna del vano frigorifero non ammassando al suo interno troppo cibo.
Pulire e igienizzare con regolarità e sbrinare il freezer.