LEGUMI, LA CARNE DEI POVERI, MA…

Nei tempi passati, ma neppure troppo distanti, i legumi erano considerati un alimento povero, un piatto misero.
La carne scarseggiava sulle tavole del popolo meno abbiente ed era invece presente nel menù giornaliero dei nobili e dei ricchi.
Per questo motivo i legumi erano definiti “la carne dei poveri”.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci spiega le proprietà nutrizionali dei legumi e i consigli per consumarli al meglio.

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI DEI LEGUMI

Oggi sappiamo bene che ceci, fagioli, fave, piselli, lenticchie, soia, edamame (fagioli di soia) ed altri legumi, costituiscono un alimento sano e ricco di ferro, fosforo, magnesio, calcio, potassio, fibre, vitamine e naturalmente di proteine vegetali.
Sono anche molto buoni e versatili nella preparazione.

Si possono cucinare come primi piatti aggiungendoli nei sughi di condimento, costituiscono un secondo piatto saziante e di altissimo valore nutritivo, si inseriscono in zuppe (specialmente nella stagione fredda), si possono usare per fare polpette deliziose ed hamburger, ultima novità di prodotto sono le paste che si trovano in commercio, prodotte con le farine dei più svariati legumi.

LEGUMI E ABBINAMENTI ALIMENTARI

Ci sono alcune regole da seguire per far sì che questi preziosi alimenti siano consumati nel modo più performante.

Abbinamenti sì: pasta, riso e altri cereali.
È l’associazione che permette di assorbire al meglio le proteine dei legumi, ed è anche semplice da realizzare.
Ottimo anche l’abbinamento con le verdure, soprattutto in funzione depurativa, visto l’alto contenuto in fibre per il corretto transito intestinale.

Abbinamenti no: frutta.
Non vanno consumati nello stesso pasto.
La frutta è infatti molto digeribile se mangiata da sola, ma meno se associata ad altri alimenti, in quanto l’assorbimento degli zuccheri della frutta viene rallentato dagli altri alimenti e questo genera gonfiore intestinale e rallentamento digestivo. Questo è vero particolarmente se alla frutta si associano legumi, che come è noto tendono a dare già loro un po’ di gonfiore.

Abbinamenti ni: latte, formaggio, uova e pesce.
La composizione di aminoacidi nei due tipi di alimenti è molto diversa e per questo si potrebbero verificare problemi di digestione. Meglio consumarli in pasti diversi.

Abbinamenti plus: mandorle, nocciole, noci, semi oleosi (zucca, sesamo, girasole, lino, canapa…), pistacchi, anacardi.
Rappresentano una fonte importante di vitamine, minerali e grassi polinsaturi, i cosiddetti grassi buoni.

FOOD DELIVERY, IL BOOM E LE REGOLE DA SEGUIRE

Abbiamo tutti vissuto il lockdown chiusi nelle nostre abitazioni.
Alzi la mano chi non ha usufruito del “servizio a domicilio”, una coccola che ci si poteva permettere, per rincuorarci in un momento difficile.
È entrata in uso comune la parola “delivery”, abitudine che molte persone hanno mantenuto, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, ma anche per godere di pasti golosi.
È proprio del food delivery che vogliamo parlare con la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda.

DELIVERY, UN’ABITUDINE CONSOLIDATA

È un termine che abbiamo sentito da giornali, televisione, radio, social, amici.
La parola delivery, significa letteralmente “consegna” e anche i nostri amici a cui non piacciono gli inglesismi dovranno rassegnarsi a comprendere e utilizzare questa parola, essendo un trend in crescita, destinato ad accompagnarci per tanto tempo.
La consegna a domicilio sta spopolando nel nostro paese e in tutto il mondo, divenendo un’abitudine consolidata soprattutto a seguito del lockdown.

Il servizio di delivery più conosciuto forse è quello legato al mondo del food.
La consegna della pizza a domicilio o di un qualsiasi piatto dal ristorante alla propria casa è l’esempio più lampante, ma esistono anche servizi relativi alla spesa a domicilio, tramite i quali viene consegnata a casa la spesa del proprio supermercato o negozio di fiducia.

Esistono norme europee da seguire per poter manipolare e consegnare gli alimenti, nel pieno rispetto delle misure di prevenzione connesse ai rischi per la sicurezza e per l’igiene.
Chi effettua servizio di delivery deve affrontare questo compito con organizzazione e strategia, per la tutela dei fattorini che consegnano e del cliente che riceve.
Naturalmente in questo periodo è obbligatorio ancora mantenere le distanze, usare le mascherine, disinfettare spesso le mani, il mezzo e i box di consegna.

NON SCORDIAMOCI DI CUCINARE

Ben venga allora questo nuovo modo di intendere la gestione dei nostri pasti.
Io sono però del parere che una buona e razionale organizzazione della nostra dispensa, del nostro frigorifero e del nostro surgelatore, siano la strada più salutare per il nostro corpo e la nostra psiche…sì sì avete letto bene, psiche!
Non c’è nulla di più rilassante per la nostra mente del cucinare con amore il piatto preferito dai nostri affetti o da noi stessi.
Un momento di stacco dai pensieri a volte tossici che ci ronzano nella testa.

Possiamo utilizzare materie scelte da noi, di cui sappiamo la provenienza, e metterci il nostro tocco personale. Tutto nel modo più salutare possibile.
Usando troppo questo (decisamente utile) mezzo di approvvigionamento delle nostre tavole, si rischia di ritrovarsi in sovrappeso senza neppure accorgersene!
Concludendo: evviva il delivery nei momenti in cui siamo impossibilitati a uscire di casa per un qualsiasi motivo, ma se diventa un’abitudine, diamoci delle regole da rispettare, per quanto riguarda la frequenza e il tipo di cibo.

CONSUMO DI CARNE

Il consumo di carne nella dieta umana ha origini antichissime.
Ad oggi i prodotti di origine animale forniscono circa un terzo delle proteine consumate dalla popolazione mondiale, possiamo quindi affermare che è un alimento rilevante dell’alimentazione quotidiana.
Certo è che, sempre più di frequentemente, il consumo di carne viene associato ad un’idea di alimentazione dannosa per la salute.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda affronta questo tema importante e delicato.

CARNE, UN ALIMENTO AD ALTO VALORE NUTRIZIONALE

All’alimentazione sana non si arriva creando tabù, ma esercitando il buonsenso e il quotidiano impegno nel conoscere le proprietà degli alimenti che inseriamo nella dieta.
A volte anche semplici informazioni vengono riportate con un sensazionalismo che travisa il reale valore delle raccomandazioni alimentari internazionali.
Queste raccomandazioni invitano ad una maggiore consapevolezza nei consumi piuttosto che ad una semplicistica negazione dell’intera categoria di prodotti.

La carne, al di là del credo che costituisce il libero arbitrio di una persona, è sicuramente un alimento di alto valore in un’alimentazione equilibrata e controllata, per tutta una serie di motivi:
Ottimo apporto di proteine e aminoacidi
Favorisce la sintesi di enzimi e migliora le reazioni metaboliche
Favorisce la sintesi di ormoni
Effetti positivi sui tessuti, in particolar modo quello muscolare
Fonte importantissima di vitamine del gruppo B (soprattutto B12)
Fonte importante di ferro, zinco, rame
Ossigenazione dei tessuti e importante arma per la prevenzione e la cura dell’anemia
Fonte di energia grazie ai grassi in essa contenuti
Alto indice di sazietà in quanto ricca di proteine complete (contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali)
Aiuta la crescita, il mantenimento e la riparazione del nostro corpo.

UNO STILE DI VITA SANO

Occorre in primo luogo sottolineare che non abbiamo dati certi che mostrino come un’alimentazione priva di carne abbia un reale beneficio sulla salute, ma è il giusto consumo e uno stile di vita sano che riducono il rischio di patologie cardiovascolari e di patologie oncologiche.
Non è tanto il consumo o meno di carne a fare la differenza, quanto un adeguato consumo inserito in uno stile di vita virtuoso, che comprenda regolare attività fisica, peso nella norma, astinenza dal fumo e dall’alcol.
Sarebbe opportuno dunque non esagerare con la carne ma nemmeno privarsene.
La sua totale assenza nella dieta implica una riduzione di apporto di ferro (ferro con determinate caratteristiche) e di alcuni nutrienti importanti (come la vitamina B12).

I nostri nonni davano grande importanza alla carne e a quella rossa in particolare, perché dicevano che “la carne fa buon sangue”.
Poi, col tempo e con il progredire delle ricerche scientifiche, si è visto che sia la carne rossa che quella bianca, svolgono una funzione antianemica.
La quantità di ferro contenuta nelle carni bianche è di poco inferiore a quella delle carni rosse, eccezione fatta per quella di cavallo (50% in più delle altre carni).
È emerso inoltre che ad oggi, grazie a un’attenta selezione delle specie allevate e a tecniche di allevamento innovative, la carne italiana risulta avere una quantità di grassi molto ridotta rispetto al passato, al punto che la distinzione tra carni bianche (più leggere) e carni rosse (grasse) può essere considerata oramai un vecchio preconcetto.

QUANTA CARNE CONSUMARE

Per quanto riguarda la quantità lecita di carne da consumare, affinché non causi danni alla salute, è necessario dire che ognuno di noi ha bisogni diversi.
Dipende da molti fattori: dall’età (più si invecchia più il consumo può aumentare per contrastare la perdita fisiologica di massa muscolare), dallo stile di vita (più ci si muove più se ne ha bisogno), dal quadro clinico (pressione, colesterolo, azotemia, acidi urici alti).

PRIMO INCONTRO NUTRIZIONISTA PAZIENTE

Quando ci rivolgiamo a un nutrizionista?
Solitamente chiediamo il suo aiuto per perdere peso, oppure per avere una dieta mirata a un’esigenza sportiva, intolleranze alimentari o qualche malattia.
Chiedere aiuto a un nutrizionista è una cosa seria per prendere coscienza del proprio rapporto con il cibo e imparare le giuste basi per un’alimentazione corretta.

Come si svolge la prima visita nutrizionale?
Ce lo spiega la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, professionista che visita a Brescia.
Approfittate di questa rubrica per farle le domande che desiderate!

PRIMO INCONTRO CON IL PAZIENTE

Per prima cosa rivolgetevi sempre ad un professionista qualificato, informandovi prima di prendere un appuntamento.
La durata della prima visita non deve essere inferiore a 60 minuti e implica:

• Conoscenza del paziente attraverso una anamnesi completa e approfondita delle patologie pregresse e /o in corso, con relative terapie farmacologiche seguite. Informarsi sul tipo di vita che il paziente conduce. Informarsi sul benessere psicologico.
• Esame obiettivo con misure antropometriche basate sulla plicometria e circonferenze corporee.
• Valutazione dello stato nutrizionale.
• Analisi tramite una bilancia ad impedenziometria, che rimane lo strumento migliore per avere dati su percentuale di massa grassa, massa magra, idratazione e metabolismo basale. Proprio per questo il paziente dovrà presentarsi a digiuno da almeno un’ora e con la vescica svuotata. E non avere fatto attività fisica da almeno due ore. Sconsigliato l’utilizzo di creme per il corpo.
• Chiedere al paziente in cosa consiste la sua alimentazione giornaliera. Tempi e alimenti usati di preferenza.
• Stabilire con il paziente gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
• Esaminare gli ultimi esami ematici portati dal paziente ed eventualmente richiederne di più specifici e recenti. Eventualmente visionare i referti di precedenti visite nutrizionali e diete seguite.
• Fissare un appuntamento per la settimana seguente in cui si consegnerà il programma alimentare personalizzato e si spiegherà al paziente come seguirlo al meglio.
• Fissare un programma di visite di controllo.
• Dare la disponibilità di contatto telefonico o via mail per chiarire eventuali dubbi da parte del paziente. E vi assicuro che di dubbi o voglia di chiarificazioni sono all’ordine del giorno.
• Chiedere al paziente se si può scattare una fotografia del suo assetto corporeo (anche vestito), per poter confrontare prima, durante e dopo.

Diffidate da un nutrizionista che non svolge questi esami accurati o che propone una dieta standard il giorno della prima visita: sicuramente non è un professionista!
Ogni persona ha la sua storia, il suo stile di vita, le sue esigenze, per questo la dieta deve essere personalizzata.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Vi siete mai chiesti di cosa si occupa e come opera un nutrizionista?
Abbiamo fatto questa domanda alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda, autrice della rubrica FOOD IS LIFE, appuntamento settimanale dedicato alla salute e al benessere.
Abbiamo scoperto che per essere “bravi” non basta avere le competenze, ma l’atteggiamento e l’approccio verso il paziente fanno la differenza.

ESSERE NUTRIZIONISTA

Quando ci si ritrova con dubbi ed interrogativi inerenti il mondo dell’alimentazione, posso affermare che sicuramente la scelta del professionista a cui rivolgersi è determinante.
Per questo bisogna scegliere il nostro “traghettatore” in base alla preparazione, alla serietà, all’aggiornamento professionale e, ultimo ma non ultimo, in base al livello empatico che il professionista saprà risvegliare in noi.

Che sia un percorso dimagrante, di consapevolezza alimentare, finalizzato al recupero del peso forma, al miglioramento o guarigione di certe patologie, si tratta sempre e comunque di un lavoro di squadra dove anche il paziente deve essere bravo e recettivo e ben motivato.
Deve fluire energia positiva fra il medico e il paziente, e viceversa.

Se c’è una cosa che ho deciso nel mio lavoro di medico nutrizionista è di non essere né formale né distaccata.
Si può essere professionali e preparati anche con un largo sorriso e tanta gentilezza.
Secondo me la gentilezza aumenta il metabolismo basale o alla peggio abbassa i livelli di cortisolo nel sangue.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo delle mie visite è prendere per mano chi si rivolge a me e accompagnarlo in un percorso ben motivato di salute e benessere.
Non formulo diete magiche, ma desidero che i miei pazienti costruiscano insieme a me un nuovo stile di vita, scordiamoci quindi diete punitive e drastiche (che poi vengono inficiate in un battibaleno).

Auspico che i risultati siano mantenuti nel tempo!
Si lavora adagio adagio, al fine di ottenere un risultato che sia “per sempre”.
“Stare a dieta”, non significa necessariamente mangiare di meno, ma mangiare meglio.

Saper mangiare bene è come sapersi vestire bene e comodamente.
Si possono avere idee chiare su cosa indossare, ma a volte non sappiamo che accessori abbinare al nostro outfit.
Un bravo nutrizionista pensa anche a questo.
Non esistono alimenti che fanno bene o male (tranne nel caso di conclamate allergie), ma piuttosto il cibo ha un effetto diretto sui diversi organi.
Si può affermare che ogni pasto è un progetto ormonale.

Inoltre vogliamo parlare della relazione sempre più evidente tra il cibo e la salute psicologica?
Si sa quanto le emozioni influenzino le scelte alimentari e quanto il cibo condizioni l’umore, e viceversa.
Un bravo medico nutrizionista o comunque un esperto in nutrizione deve essere anche un ancor più bravo psicologo. O averne uno nella sua equipe.
Non basta solo una precisissima bilancia ad impedenziometria, ci vuole soprattutto cuore, cervello e empatia.
È importantissimo usare un linguaggio semplice, rispondere alle più svariate domande e dubbi, esserci insomma.

Come vedete tante componenti intervengono nello svolgimento del mio lavoro.
La prossima settimana vi racconterò proprio come si svolge una mia visita e magari avrete voglia di venirmi a trovare!

CULTURE E SAPORI: LA CUCINA ETNICA

In questo momento di emergenza sanitaria mondiale non è possibile (o comunque è sconsigliato) viaggiare e visitare nuovi paesi esteri.
Approfittiamo della rubrica FOOD IS LIFE per portare nelle nostre case la cucina etnica!
Ogni cultura ha le sue ricette tradizionali, profumi e sapori che possiamo provare a riprodurre nelle nostre cucine.
Scopriamo le caratteristiche delle diverse tipologie gastronomiche con la dottoressa Chiara D’Adda: scegliere cosa mangiare aiuta la salute, perché c’è sempre qualcosa di buono in ogni tipo di cucina.

GIAPPONESE

Cosa c’è di più raffinato di una cena giapponese? Elegante, colori delicati, armonia delle presentazioni dei vari piatti.
Le pietanze risultano molto salutari in quanto ricche di pesce, dunque proteine nobili e acidi grassi omega 3, amici del cuore e della circolazione.
Presenti anche le alghe, contenenti iodio che stimola il metabolismo e la tiroide.
Pochi fritti (tempura) e grande uso di cibi crudi o cotture veloci al vapore, in questo modo si riducono i condimenti e si salvaguardano vitamine e minerali.

Come è noto nella cucina giapponese è molto usato il pesce crudo, importante però è imparare ad “abbatterlo”.
Abbattere il pesce è un processo fondamentale per eliminare la presenza eventuale di parassiti oppure di batteri, per farlo in casa bisogna posizionare il prodotto in un piatto pulito e coperto con pellicola trasparente: la temperatura va portata a -18°, lasciandolo in freezer per almeno 4 giorni prima di consumarlo.

Piano con il sakè, la bevanda prodotta dalla fermentazione del riso… sapore delicatissimo, ma molto alcolica.
È invece piacevole e salutare pasteggiare con uno dei tanti raffinatissimi tè giapponesi.

INDIANA

La cucina indiana, in particolare quella del Sud, non utilizza carni rosse in quanto nella religione Indù la mucca è un animale sacro, quindi solo carni bianche e molto pesce.
D’abitudine viene utilizzato yogurt e pochissimi formaggi, di conseguenza vengono limitati molto i grassi saturi, che sono nemici della salute e del cuore.

L’ingrediente principe della cucina indiana sono i legumi (famose le lenticchie rosse o dahl), fonte di ferro, potassio, fosforo, e anche di proteine.
Molto usato è il riso basmati, che ha un basso indice glicemico, e altri carboidrati molto digeribili.
Verdure e ortaggi, sani e colorati.

Ogni piatto è una vera e propria esplosione di spezie, a partire dall’onnipresente Curry, famosa miscela di polveri, in versioni più o meno piccanti.
Come sapete le spezie fanno benissimo alla nostra salute.

Attenzione ai tipi di pane indiani (chapati, roti, puri), spesso sono fritti in olio di cocco o palma che sono nemici della salute.

Nel prossimo articolo la dottoressa D’Adda ci parlerà della cucina greca, messicana e cinese.
Altre culture, altri sapori!

IL FRIGORIFERO PERFETTO

Cosa faremmo senza frigorifero nelle nostre cucine?
Il frigorifero è senza dubbio sul podio degli elettrodomestici che hanno cambiato in maniera radicale e positiva la nostra vita, in termini di gestione degli alimenti e di conseguenza della qualità del nostro tempo.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda ci parla oggi di come organizzarlo al meglio, semplici regole che ci possono aiutare ad ottenere un frigorifero perfetto!

IL FRIGORIFERO

Il nome deriva dal latino frigus (freddo) e fero (portare).
Il primo brevetto di questa “macchina del freddo” è da far risalire al XIX secolo.
Nei tempi antichi l’unico modo con cui si poteva mantenere un ambiente a temperature basse era quello di costruire ghiacciaie sotterranee, caricate durante l’inverno con neve e ghiaccio.

I frigoriferi moderni, oltre che essere di una bellezza estetica sempre in aggiornamento, sono delle macchine talmente perfette e con determinate caratteristiche che variano da modello a modello e da prezzo a prezzo.
È per questo che i suggerimenti che voglio darvi per una perfetta organizzazione dell’interno dei nostri frigoriferi, devono anche essere a volte rivisti proprio in funzione di quello che vi ho detto prima.

COME ORGANIZZARLO

Il frigorifero deve sempre avere una temperatura interna di circa 4-5 gradi nella parte centrale, con una variabile di 2-10 gradi nelle altre zone.
All’interno del frigorifero alcune aree sono più fredde di altre e la corretta disposizione degli alimenti è essenziale per la conservazione ottimale.
Le confezioni vanno sempre tenute staccate dalla parete di fondo del frigorifero: è una zona umida dove si condensano goccioline di acqua e di brina.

Nei cassetti posti sul fondo riporre frutta e verdura, che devono essere pulite grossolanamente e tolte dalle confezioni del supermercato.
Si possono avvolgere in carta da cucina o messe negli appositi sacchetti per alimenti per evitare che si formi umidità e condensa, cose che fanno marcire velocemente vegetali e ortaggi.
Pulire spessissimo questi cassetti!

Nel ripiano sopra i cassetti di frutta e verdura si colloca la carne e il pesce, che sono freschi e crudi.
Però per alcuni modelli di frigorifero viene consigliato di metterli nel ripiano più in alto. In questo caso troverete apposite scritte e/o disegni.

La parte centrale è l’ideale per riporre salumi già aperti, pasta già preparata, carne e verdure cotte, avanzi dei pasti precedenti, minestroni, zuppe.
Il consiglio naturalmente è di metterli in appositi e pratici contenitori trasparenti: mantengono la freschezza, non diffondono odori e ci permettono di vedere ciò che contengono.
Sul primo ripiano si troverà il posto per formaggi, yogurt, affettati confezionati, uova.
Nei ripiani della controporta è possibile sistemare bibite, burro, latticini, latte, uova, se non le avete sistemate in un’altra posizione.

Importante: assicurare sempre la circolazione dell’aria interna del vano frigorifero non ammassando al suo interno troppo cibo.
Pulire e igienizzare con regolarità e sbrinare il freezer.

PIZZA, LA PAROLA ITALIANA PIÙ FAMOSA AL MONDO

Hai detto pizza?
Eh sì, tutti pazzi per la pizza!
In ogni stagione, con ogni clima, a pranzo, a cena o nel cuore della notte.
Abbiamo chiesto alla dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda di parlarci proprio di questo alimento.

PIZZA, LA PAROLA ITALIANA PIÙ FAMOSA AL MONDO

La pizza è un prodotto gastronomico salato, consistente in un impasto a base di farina, acqua e lievito.
Questo impasto viene spianato e condito tipicamente con pomodoro e mozzarella, per poi essere cotto in forno a legna.
È originario della cucina napoletana del XIX secolo.
È l’alimento italiano più conosciuto nel mondo, insieme alla pasta.
Lo sapete che l’UNESCO ha dichiarato nel 2017 l’arte del “pizzaiolo napoletano” come patrimonio immateriale dell’umanità?

Di pizza ce n’è davvero per tutti i gusti: soffice dalla crosta o cornicione (come lo chiamano a Napoli) rigonfio, bassa e croccante, alta e morbida.
Ogni condimento che si distacchi dalla gloriosa pizza Margherita è permesso!

Una gioia per gli occhi, per l’olfatto e soprattutto per le nostre papille gustative… il profumo della pizza, che meraviglia!
Ma… c’è un ma!

CONTROINDICAZIONI

A volte dopo una piacevole serata in pizzeria, la notte può passare con disturbi intestinali, meteorismo, sete, insonnia.
Il giorno dopo la nostra pancia può essere molto più gonfia del normale.
Questo perché, purtroppo, vengono utilizzate farine troppo ricche di glutine, amido resistenti, con aggiunta di additivi e stabilizzanti.
Queste farine possono non essere compatibili con il nostro intestino e vi assicuro che sta aumentando il numero delle persone (di ogni età e in perfetta salute) che non riescono a tollerare la pizza, per una progressiva caduta della qualità delle farine usate e dei tempi di preparazione.
Inoltre il tempo della preparazione dell’impasto e della lievitazione è fondamentale per avere una pizza sana.

Per concludere potremmo dire che è importantissimo avere dei punti di riferimento su cui contare, pizzerie conosciute e/o che espongono i contenuti delle farine usate e i tempi di lievitazione.
Se siamo sicuri, via libera a una stupenda pizza, ma senza esagerare con il consumo settimanale o il nostro giro vita ne risentirà in modo tragico!
È importantissimo e doveroso sapere ciò che mangiamo!

CALDO, SUDORE E POTASSIO

Quanto ci piace l’estate!
Le lamentele, però, cadono sempre sullo stesso argomento… il caldo!
Con il caldo afoso si suda, eccome se si suda, con il minimo movimento o solo stando fermi.
La dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda affronta oggi questo tema: il caldo, il sudore e il potassio.

Il sudore è il prodotto dei 3-4 milioni di ghiandole sudoripare disperse nello strato intermedio della nostra cute, è un liquido ipotonico ed è composto soprattutto da sali minerali e acqua.
Se si suda tanto, molti sali minerali vanno perduti, con conseguenze non piacevoli per il nostro organismo.
Fra i sali minerali, molto prezioso è il POTASSIO.

IL POTASSIO

È un macro elemento presente nelle nostre cellule in grande quantità ed è coinvolto in diversi fenomeni di vitale importanza.
Partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco, contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e aiuta a mantenere la pressione nella normalità, smorzando gli effetti del troppo sodio.
Ha effetto sull’equilibrio acido-base e sulla ritenzione idrica.

Può ridurre il rischio di produrre calcoli renali ricorrenti e la possibilità di perdita di tessuto osseo che si verifica durante la vecchiaia.
Per un adulto si considera adeguato un apporto di 2000 mg di potassio al giorno.
In una dieta standard l’apporto giornaliero di potassio è di circa 4gr ed è largamente superiore al fabbisogno richiesto.

La sua carenza è altamente improbabile, ma quando si suda molto bisogna averne il sospetto se si prova debolezza muscolare, irregolarità del battito cardiaco, cambiamenti dell’umore, nausea e /o vomito.
Molta attenzione quindi da parte di chi pratica sport e soprattutto durante il periodo caldo!

In che alimenti andiamo a prendere la nostra provvista di potassio?

Le fonti principali sono FRUTTA, VERDURA, LEGUMI, in particolare le verdure a foglia verde, i pomodori, i cetrioli, le zucchine, le melanzane, la zucca, le patate, le carote, i fagioli, i piselli, gli asparagi, i cavolfiori, gli spinaci, le banane, le albicocche e tutta la frutta secca.
In quantità inferiori è contenuto anche nei latticini, nella carne rossa, nel pollame e nel pesce.
Attenzione dunque a non privarci di questi alimenti, a bere molto e se si fa sport attenzione al reintegro mediante soluzioni appositamente studiate e con una giusta composizione.

COCKTAIL E MINDFUL DRINKING

Quando l’estate avanza si è soliti uscire nelle ore serali e sorseggiare un buon drink, che può essere semplice o sofisticato, poco o decisamente alcolico.
Abitudine molto diffusa soprattutto tra i ragazzi, che si danno appuntamento nei locali per passare la serata tra amici.
Ma anche tra adulti, magari nei weekend, quando ci si vuole riposare e passare la serata in compagnia.
Cosa ne pensa la dottoressa nutrizionista Chiara D’Adda circa l’assunzione di cocktail?

COCKTAIL, LA PAROLA ALL’ESPERTO

Da medico ho il dovere di non spingere al consumo di cocktail molto alcolici, soprattutto da parte degli adolescenti, perché l’organismo degli adolescenti non è ancora pronto a metabolizzare le sostanze alcoliche in maniera efficiente e il consumo eccessivo (binge drinking), può portare a drammatiche conseguenze.
Sono molti i cocktail alcolici in voga: Americano, Daiquiri, Green iguana, Hurricane, Kartini Sapphire, Mai Tai, Mojito, Caipiroska…
Ma fortunatamente i cocktail analcolici prendono sempre più piede nel mondo della mixology moderna.

Low alcol è oggi diventato sinonimo di bere bene e in modo consapevole, i drink analcolici hanno raggiunto la fama dei prodotti gourmet.
Il mindful drinking è un fenomeno che si è fatto strada tra i millennials e si è diffuso a tal punto che oggi sono nati veri e propri locali che accolgono esclusivamente richieste di drink analcolici.
Si servono versioni analcoliche dei cocktail più classici e richiesti, ma con una regola: rinunciare all’alcol va benissimo, ma con gusto!

Impazzano i super food e arriva anche la versione cocktail con short e long drinks a base di canapa, zenzero, spirulina, alga kombu, curcuma…
Esistono versioni low alcol del Bloody Mary, del Mojito, del Moscow mule.
Prodotti freschi, biologici e salutari, estratti, centrifugati e con un goccio di distillato per dare quella marcia in più.
Oltre a sostituire la componente alcolica con succhi, ginger, seltz, si possono aggiungere un’ampia varietà di frutta e di verdura e di spezie.

Il pregio ulteriore dei mocktail (cocktail analcolici) è di adattarsi ad ogni occasione: pre-dinner o after-dinner, long drink o bevande dissetanti consumabili in diversi momenti della giornata.
E sono talmente instagrammabili…