Superfood: le alghe

Quarto appuntamento insieme alla Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda alla scoperta dei Superfood alla base di una dieta antinfiammatoria. Oggi scopriamo insieme un alimento un po’ particolare, molto utilizzato nella cucina orientale. Avete capito di cosa stiamo parlando?

Dalla tradizione culinaria orientale, questo superfood ha iniziato a essere utilizzato sempre di più anche nella cultura occidentale, soprattutto grazie alla diffusione di ristoranti asiatici nel nostro paese.

Avete capito di cosa stiamo parlando?

Seppur guardate con occhi sospetti, le alghe oggi si sono diffuse in tantissime ricette ed è ormai impossibile negarne i valori nutrizionali. La distanza che ancora esclude le alghe da un consumo domestico abituale è causata sicuramente dal loro aspetto non sempre invitante e dalla difficile reperibilità nei supermercati.

Ma che vita sarebbe senza un po’ di sperimentazione? Variare alimentazione includendo anche nuovi cibi è fondamentale per avere uno stile di vita sano e attivo, non vincolato dalla stessa routine anche a livello alimentare.

VALORI NUTRIZIONALI

Le alghe sono organismi mono e pluricellulari che vivono in ambienti acquatici e che proliferano in zone molto umide.

Nonostante l’aspetto spesso poco invitante, questi organismi possiedono proprietà molto interessanti e utili per la salute del corpo umano.

  • Alta percentuale di proteine e di aminoacidi essenziali, importanti per la sintesi proteica del nostro organismo.
  • Ricche di minerali, di acidi grassi polinsaturi, di sostanze antiossidanti e immunostimolanti.
  • Fonte di vitamine del gruppo B, ad eccezione purtroppo della importantissima vitamina B12 – o meglio, la contengono ma in una forma che non viene assimilata dal nostro corpo.
  • Controllo dei livelli di colesterolo nel sangue
  • Azione antinfiammatoria e benessere dell’apparato gastroenterico.

Numerose proprietà contenute in piccoli organismi da un aspetto a volte difficile da accettare. Ma se ci si abitua alla consistenza, hanno un sapore delicato e piacevole.

LE TIPOLOGIE

Esistono diverse tipologie di alghe che in base alle loro caratteristiche vengono utilizzate per valorizzare al meglio le loro proprietà.

  • Alghe Brune: ricche in iodio e potassio, alginati e fucani, polisaccaridi utilizzati nella preparazione di prodotti per il trattamento dei sintomi del reflusso gastroesofageo. Tra queste possiamo trovare:
    • Wakame, utilizzata spesso in insalate, zuppe o come contorno
    • Kombu, usata per preparare brodi o per ammorbidire la buccia dei fagioli secchi durante la cottura.
    • Hijiki e Arame, perfette per insaporire sughi e verdure saltate in padella
  • Alghe Rosse: usate soprattutto nell’industria di cosmesi e farmaceutica, ma anche in quella alimentare. Contengono infatti l’agar agar e la carragenina che hanno proprietà gelificanti e addensanti.
    • Dulse
    • Nori
  • Alghe Azzurre e Verdi: non usate per il consumo alimentare, trovano il loro impiego negli integratori. Famosissima l’Alga Spirulina.

ALGA SPIRULINA

L’Alga Spirulina ha un colore verde scuro. Il nome deriva dalla forma che richiama appunto quella di una spirale.

Oggi, moltissimi integratori vengono realizzati sulla base di questa alga, soprattutto quelli destinati a sportivi e a coloro che desiderano raggiungere un peso ferma in poco tempo. Si dice infatti che l’alga spirulina sia in grado di avere un controllo sul senso di appetito.

Spesso possiamo trovarla anche come alternativa naturale ai classici multivitaminici.

Anche l’alga spirulina ha un elevato contenuto proteico, ricco di aminoacidi essenziali. Proprio a causa di tutte queste sue proprietà, si è guadagnata l’appellativo di “alimento del futuro”.

COME USARE LE ALGHE IN CUCINA

Le alghe destinate al consumo alimentare vengono spesso vendute essiccate. Prima di utilizzarle in cucina o di integrarle nelle ricette, occorre reidratarle.

In alternativa è possibile creare una polvere da cospargere in seguito sui cibi già pronti.

È possibile acquistarle nei negozi specializzati in alimentazione naturale, ma grazie alla loro grande diffusione, stanno iniziando a comparire anche sugli scaffali dei supermercati.

 

 

Dieta antifiammatoria: cosa mettere in tavola

In questo secondo appuntamento, la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda illustra i principi di una dieta infiammatoria composta da micronutrienti con azione disinfiammante. Scopriremo quali sono gli alimenti da inserire nella dieta e quali sarebbe meglio evitare per permettere un miglior assorbimento e una migliore funzione dei nutrienti. 

Le diete antinfiammatorie sono composte da nutrienti (o meglio micronutrienti) che, grazie alla sinergia con altri componenti virtuosi, scatenano un’azione disinfiammante molto potente sul nostro organismo.

I PRINCIPALI NUTRIENTI ANTIFIAMMATORI

Esistono numerosi nutrienti con capacità antinfiammatorie. Tra questi, i principali sono:

  • Curcumina: potente antinfiammatorio e antiossidante.
  • Vitamina C: protegge vasi sanguigni e linfatici, favorisce l’assorbimento del ferro, protegge cuore e cervello.
  • Clorofilla: antiossidante e antinfiammatorio, contenuta nelle verdure e ortaggi a foglie verdi.
  • Sostanze solforate: facilitano l’eliminazione renale dei cataboliti tossici.
  • Bromelina: si trova soprattutto nell’ananas e ha proprietà anti ritenzione.
  • Omega 3: sono di aiuto nella prevenzione di malattie neurodegenerative.
  • Quercitina: è un flavonoide che si trova in frutta, verdura e ortaggi, e che aiuta ad alleviare i sintomi dell’artrosi, dell’artrite e della colite.
  • Antocianine: antinvecchiamento e antiossidanti.

COSA METTERE IN TAVOLA?

Per avere una dieta ricca di nutrienti antinfiammatori, ci sono alimenti che non possono mancare in tavola tra cui:

  • Riso integrale e avena.
  • Semi di chia, semi oleosi e frutta secca.
  • Zenzero, spezie, tarassaco e tè verde.
  • Olio Extravergine d’oliva.
  • Salmone.
  • Verdure a foglie verde, spinaci, rucola, catalogna, broccoli, cipolle, cavoli e verza.
  • Mele, kiwi, ananas, fragole, frutti di bosco e agrumi.
  • Yogurt bianco al naturale e kefir.

QUALI SONO GLI ALIMENTI DA RIDURRE?

L’azione dei nutrienti antifiammatori viene facilitata dall’adozione di uno stile di vita sano e bilanciato. Vi sono alcuni alimenti in grado di minacciare il benessere dell’organismo, tra cui:

  • Dolci e snack industriali.
  • Cibi pronti, come pollo arrosto o pesce impanato.
  • Zuppe e sughi con numerosi conservanti.
  • Conservanti, additivi, coloranti, esaltatori di sapidità, dolcificanti.
  • Alcolici e super alcolici.
  • Bibite zuccherate e succhi di frutta a lunghissima conservazione.
  • Dadi da cucina.
  • Zuccheri complessi.
  • Consumo eccessivo di formaggi.

Per migliorare la sensazione di benessere psicofisico è inoltre di fondamentale importanza fare attività fisica giornaliera e regolare. Se non siete amanti della palestra o vi è difficile ritagliare del tempo per andarci, potete camminare a passo sostenuto per 20 minuti due volte al giorno oppure per 30 minuti una volta al giorno, sempre a passo sostenuto.


Non perdetevi i prossimi appuntamenti alla scoperta dei Superfood, alimenti ricchissimi di nutrienti e con effetti straordinari sull’organismo umano.

Dieta antinfiammatoria: le cause dell’infiammazione cronica

L’infiammazione cronica è una patologia che colpisce un particolare distretto dell’organismo ed è generalmente localizzata.

Conoscete le principali cause di una risposta infiammatoria? Sapevate che esistono alimenti naturali in grado di causare, prevenire e addirittura combattere l’infiammazione?
Una nuova mini rubrica insieme alla Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda alla scoperta di rimedi naturali contro le infiammazioni del nostro organismo. Il primo appuntamento di oggi è un approccio generale alla patologia, alle cause e al riconoscimento dei sintomi. 

LE TIPOLOGIE DI INFIAMMAZIONE

L’infiammazione è una condizione di squilibrio dell’organismo che causa una sensazione di malessere sia fisico che mentale.

Questa patologia sta diventando purtroppo sempre più comune e diffusa. Possiamo distinguerne due tipologie:

  1. Acuta: causata da infezioni, lesioni, traumi… Insorge rapidamente ed è generalmente di breve durata, soprattutto se curata correttamente.
  2. Cronica: causata da un concatenarsi di fattori come uno stile di vita scorretto e una dieta sbilanciata; ha generalmente una durata prolungata nel tempo che causano dolori costanti di varia intensità.

La ricerca scientifica ha dimostrato come l’infiammazione cronica sia alla base di numerose patologie di diversa natura. Per questo motivo è importante prevenirla e curarla.

LE CAUSE

Alimentazione squilibrata, sedentarietà, inquinamento atmosferico sono solo alcuni dei fattori che rendono cronica un’infiammazione. Tra le cause più comuni possiamo trovare anche stress quotidiano, bassa qualità e scarsa durata del sonno, e fumo di sigaretta.

La persistenza dell’infiammazione è correlata alle cause stesse che solitamente si protraggono per lungo tempo. In presenza di un’infiammazione, infatti, le cellule del sistema immunitario producono in continuazione citochine infiammatorie, molecole pro-infiammatorie spesso correlate anche a un eccesso di tessuto adiposo.

COME RICONOSCERLA

L’infiammazione cronica ha solitamente sintomi silenziosi ma con grandi conseguenze sull’organismo.

Organi e tessuti subiscono modificazioni metaboliche e funzionali che a lungo andare si trasformano in patologie vere e proprie più difficili da combattere se trascurate e se l’infiammazione è persistente.

PREVENZIONE

Un’alimentazione sana ma soprattutto equilibrata è alla base della prevenzione e del controllo dell’infiammazione cronica.

Con la giusta dieta antinfiammatoria salute e benessere ne gioveranno sicuramente. Anche la silhouette ne beneficerà: il giusto nutrimento metterà in moto le naturali energie sciogli-grasso, eliminando scorie e tossine che appesantiscono l’organismo in tutti i sensi, sia fisici che psichici.


Sapete quali sono gli alimenti in grado di alleviare i sintomi e combattere l’infiammazione? Quali sono invece quelli potenzialmente in grado di aggravarla?
Non perdetevi i prossimi appuntamenti con la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda per scoprire gli alimenti in grado di alleviare o peggiorare le infiammazioni.

Gli pseudocereali: l’amaranto

Per il terzo appuntamento della nostra rubrica sugli pseudocereali, oggi la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda presenta l’amaranto. Seme di origini antichissime, collocate in Messico e in Perù, viene riscoperto grazie alle sue proprietà nutrizionali e alla versatilità dell’utilizzo. 

LE ORIGINI

Meno conosciuto rispetto a quinoa e grano saraceno, l’amaranto è un seme molto antico originario dell’America centrale. Le sue origini sono collocate in Messico e Perù. Veniva considerato dal popolo Azteco un Grano Misterioso o il Grano degli Dei.

Oltre al consumo in cucina, infatti, l’amaranto veniva utilizzato anche per scopi religiosi.

L’arrivo dei Conquistadores spagnoli bloccò bruscamente la diffusione della pianta, imponendo la coltivazione di piante di maggior potenziale economico.

L’amaranto viene quindi dimenticato per molto tempo, ma grazie alla sua importanza a livello nutrizionale, viene riscoperto, rivalutato e introdotto nel mercato europeo e americano.

LE CARATTERISTICHE

I semi dell’Amaranto sono piccolissimi granelli di colore giallo miele o dorato .

Per ottenere 10g di prodotto, occorrono circa 1000/2000 semini!

Esistono più di sessanta specie, ma ne vengono utilizzate principalmente tre: il caudatus, il cruentus e l’hypochondriacus.

VALORI NUTRIZIONALI

100g di amaranto crudo apportano circa 371 kcal e contengono approssimativamente:

  • 11g di acqua
  • 13g di proteine
  • 7g di lipidi
  • 65g di carboidrati
  • 6,7g di fibre.

L’amaranto è ricco di proteine e fibre che favoriscono il funzionamento del transito intestinale, migliorando la digestione.

Contiene lisina in grandi quantità, un amminoacido importante per la formazione di proteine e anticorpi, ormoni ed enzimi.

La lisina svolge inoltre un ruolo importante nello sviluppo e fissazione del calcio nelle ossa ed è precursore della vitamina B3 o PP, chiamata niacina.

L’amaranto contiene inoltre sali minerali preziosi, come ferro, calcio, selenio, fosforo e manganese.

COME CUCINARE L’AMARANTO

Estremamente versatile in cucina, l’amaranto può essere utilizzato per preparare qualsiasi portata, da zuppe, a finger food e persino dolci.

Se unito alla farina, può essere utilizzato per preparare pasta fresca fatta in casa.
Se soffiato, è un ottimo ingrediente da aggiungere a latte e yogurt o per la preparazione di un ottimo porridge.

CONTROINDICAZIONI

Generalmente il consumo alimentare di amaranto è ben tollerato e non desta alcun disturbo.

Tuttavia, data la discreta presenza di acido ossalico, il suo consumo è sconsigliato persone affette da patologie renali, artrite reumatoide e gotta.

Inoltre, a causa dell’elevato contenuto di proteine, è sconsigliabile consumarlo insieme ad altri alimenti particolarmente proteici.


Non perdete una ricetta a base di questo prezioso pseudocereale che verrà pubblicata settimana prossima sui nostri social.

Gli pseudocereali: il grano saraceno

Continua la mini rubrica sugli pseudocereali. Mercoledì 22.02.23, la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda presenta il secondo protagonista di questi appuntamenti: il grano saraceno. Largamente utilizzato come sostituto nei regimi alimentari senza glutine, il grano saraceno è una fonte ricchissima di nutrienti, come proteine, lipidi e sali minerali.

Sapete qual è lo pseudocereale che, oltre a essere la base di due piatti tipici della tradizione italiana – i pizzoccheri e la polenta taragna – viene largamente utilizzato come sostituto di cereali con glutine?

I celiaci sapranno sicuramente la risposta.

Esatto, il grano saraceno.

LE ORIGINI

Il grano saraceno, o grano nero, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle poligonacee, polygonum fagopyrym. È una pianta annuale che compie il suo ciclo biologico in 80-120 giorni durante le stagioni calde, primavera ed estate.

Le condizioni ideali per la sua crescita rigogliosa sono infatti caratterizzate da un clima mite, non troppo freddo e senza sbalzi di temperatura o carenza di acqua, due fattori di minaccia alla sua sopravvivenza.

Le sue radici toccano origini antichissime, nelle lontane terre della della Siberia, della Manciuria e della Cina. Arriva in Italia nel XV secolo grazie al commercio marittimo dove trova terreno fertile in Valtellina, zona attuale di principale produzione sul suolo nazionale. I maggiori produttori europei sono i paesi dell’Est.

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI

Il grano saraceno possiede tutte le caratteristiche nutritive di un cereale e di un legume pur non essendo, da un punto di vista botanico, né uno né l’altro. Oltre a essere fonte energetica, le sue componenti nutrizionali lo rendono un alimento raccomandato nell’alimentazione di sportivi, donne in gravidanza e anziani.

È facilmente digeribile perché ricco di amilosio e di amilopectina.

Contiene proteine di un buon valore biologico ricche di aminoacidi essenziali – come lisina, treonina, triptofano – e lipidi, sia acidi grassi saturi e sia polinsaturi.

È molto ricco di sali minerali come ferro, zinco, fosforo, potassio, selenio e rame.

Le vitamine presenti sono soprattutto la B1, la B2 e la niacina (PP).

Accanto a tutti questi nutrienti, il grano saraceno ha una preziosa componente: gli antiossidanti, come la rutina, i tannini e i flavonoidi. Questi hanno una funzione importante nel rafforzamento delle pareti capillari, migliorando il microcircolo.

CONTROINDICAZIONI

Nonostante il grano saraceno sia naturalmente privo di glutine, questo pseudocereale rimane un potenziale allergene. Allergie al grano saraceno sono principalmente diffuse in Asia, anche se studi recenti hanno dimostrato la comparsa di tale sensibilità anche in Italia.


Non perdere di vista i social di Amica Natura per scoprire una nuova ricetta che vede protagonista proprio il grano saraceno!

Non perderti il prossimo episodio sugli pseudocereali insieme alla Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda mercoledì 01.03.2023.

Gli pseudocereali: la quinoa

Una mini rubrica insieme alla Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda. Tre appuntamenti alla scoperta di tre pseudocereali che, negli ultimi tempi, sono diventati protagonisti delle tavole italiane: quinoa, grano saraceno e amaranto.
Scopriamoli insieme. 

Sapete qual è la differenza tra riso e quinoa? Tra orzo e grano saraceno?

O tra farro e amaranto?

Avete mai sentito parlare di pseudocereali?

 

CEREALE O PSEUDOCEREALE?

La parola cereale non fa direttamente riferimento alla classificazione botanica, quanto all’uso che si fa di un determinato alimento.

Il termine deriva dal latino e significa appartenente a Cerere, dea della fertilità e dei campi.

I cereali appartengono per lo più alla famiglia delle graminacee. Queste piante erbacee producono frutti dai quali si ricavano farine o altri cibi.

I più conosciuti sono grano, riso, mais, avena, farro e orzo, ma vi sono anche sorgo, bulgur, miglio e tanti altri ancora. Possono essere con o senza glutine.

 

Gli pseudocereali possiedono numerose caratteristiche simili ai cereali, sia per il loro utilizzo e consumo che per i valori nutrizionali.

Tuttavia, gli pseudocereali provengono da famiglie botaniche diverse e hanno delle caratteristiche particolari.

I più conosciuti sono la quinoa, il grano saraceno e l’amaranto.

Questi sono naturalmente privi di glutine, quindi ottimali per le persone affette da celiachia o da gluten-sensitivity.

 

Oggi vediamo insieme la quinoa.

 

LA QUINOA

La quinoa deriva dai semi di una pianta erbaceaa appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae (come le spinaci e la barbabietola), originaria dell’America del Sud.

Questi semi contengono però saponine, glicosidi terpenici dal sapore molto amaro.

I semi vengono lavorati per rimuovere il rivestimento fibroso contenente le saponine che, altrimenti, comprometterebbero la commestibilità del prodotto stesso.

Le foglie di quinoa vengono consumate come verdura, esattamente come quelle di barbabietola e spinaci.

Purtroppo, la loro disponibilità commerciale è molto limitata.

 

LE CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI

Coltivata soprattutto in Boliva, Perù, Cile ed Equador, la quinoa viene raggruppata in tre categorie a seconda del colore: bianca, nera e rossa.

Ha un apporto energetico significativo fornito principalmente da carboidrati, proteine e da un piccolo apporto di lipidi. La ricca presenza di fibre rende questo pseudocereale idoneo a una dieta per diabetici, evitando la formazione di picchi glicemici.

Inoltre, contiene sali minerali con buone concentrazioni di fosforo, ferro, magnesio, calcio e zinco. Contiene anche omega3 e omega6.

La quinoa è naturalmente priva di colesterolo, glutine e istamina. Per questo motivo la quinoa è un alimento ben tollerato da tutti.

 

IN CUCINA

La quinoa è un alimento molto versatile in cucina, perfetta per la preparazione di piatti sani e nutrienti, sia dolci che salati.

Oltre alle classiche insalate a base quinoa, condite con verdure e proteine vegetali/animali a piacere, si possono creare polpette, hamburger, biscotti o torte!

CONTROINDICAZIONI

Le situazioni di intolleranza alla quinoa sono molto rare ma presenti.

In caso di ripetuti episodi di formazione di calcoli renali, è meglio evitare un consumo eccessivo di quinoa.


Non perdetevi una fantastica ricetta a base di quinoa che uscirà martedì 21.02 sui nostri social!

Ci vediamo mercoledì 22.02 per scoprire insieme il prossimo pseudocereale.

Amico della pelle, sorgente di vita

Oggi la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda ci parla di un frutto molto particolare che arriva da terre lontane. Conosciuto come simbolo di vita, i datteri sono ricchissimi di nutrienti che permettono di avere un effetto benefico su tutto il nostro organismo, dall’apparato digestivo a quello tegumentario. Scoprite tutti i segreti di questo frutto speciale. 

Gli sportivi li consumano durante le partite per mantenere un apporto costante di zuccheri.

Le star li usano per ringiovanire e depurare la pelle.

Si trovano in Marocco, dove vengono considerati fonte di vita.

Avete capito di cosa stiamo parlando?

Dei datteri, ovviamente!

VALORI NUTRIZIONALI 

I datteri sono il frutto della Phoenix Dactylifera, la palma da datteri, appartenente alla famiglia delle Palmacee. Questa pianta può raggiungere i 20 metri di altezza e i 300 anni di vita! Il nome dattero deriva dal greco Daktylos, letteralmente dito, per via della forma tipicamente lunga, ovale e stretta.

Il dattero è un frutto molto energetico.

100g (circa 10 frutti) forniscono 275 calorie, pari all’11% del fabbisogno giornaliero di un uomo adulto.

I nutrienti più significativi del dattero sono:

  • Zuccheri (66%), composti principalmente da glucosio e fruttosio.
  • Vitamine del complesso B, in particolare B1, B2, la B3 (niacina), B6. Queste vitamine, oltre a facilitare l’utilizzo degli zuccheri da parte delle cellule del nostro organismo, contribuiscono all’azione rinvigorente del frutto.
  • Minerali: è uno dei frutti più ricchi di potassio, ferro, magnesio, fosforo, calcio. Contiene anche rame, zinco, manganese.
  • Fibre vegetali, sia solubili (pectina) che insolubili, entrambe con un effetto positivo e benefico sull’intestino.
  • Proteine: nonostante contenga solamente il 2% di proteine, queste sono complete e facilmente assimilabili.

PROPRIETA’ E BENEFICI

I datteri sono conosciuti per le numerose proprietà che possiedono e che sono in grado di donare effetti benefici al nostro organismo. Vediamone alcuni insieme:

  • Anemia: grazie all’alto contenuto di ferro, sono utili per chi soffre di carenze del minerale o di anemia.
  • Stipsi: un consumo adeguato può aiutare a combattere la stipsi. Lasciare in ammollo dei datteri per una notte intera e la mattina seguente, a stomaco vuoto, mangiare i frutti e bere l’acqua.
  • Antinfiammatorio: i datteri sono utili per combattere infiammazioni alle vie respiratorie e raffreddore. Si possono bollire in acqua calda per qualche minuto, ottenendo così un decotto pronto per essere bevuto. Questo intruglio permette di combattere il raffreddore e alleviare l’infiammazione, contribuendo anche all’eliminazione del catarro grazie alle proprietà emollienti.
  • Colesterolo e Digestione: adatti per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue; grazie alla presenze di fibre, migliorano la digestione.
  • Energia: la presenza di zucchero naturale permette di dare energia all’organismo, soprattutto dopo periodi debilitanti a causa di influenze, cambi di stagione o forti stress fisici.
  • Equilibrio: potassio e magnesio sono utili per l’equilibrio dei liquidi corporei e per la protezione del sistema cardiovascolare. Il fosforo aiuta invece le funzioni celebrali.
  • Cosmesi: utile per combattere l’acne giovanile e donare tono alla pelle.

COME CONSUMARLI

I datteri vengono tradizionalmente consumati essiccati.

Anche se essiccati, è consigliabile lavarli sotto acqua corrente e asciugarli con cura prima di mangiarli. I datteri infatti hanno una superficie che attrae polvere e sporcizia.

La dose consigliata è di 2/3 datteri al giorno, preferibilmente a colazione o come spuntino.

CURIOSITA’

Gli arabi del deserto considerano l’albero di datteri come la sorgente di vita. Regala un frutto nutriente, una bevanda zuccherina che sgorga percuotendo il tronco, dona un’ombra rinfrescante. In India i datteri sono considerati un potente afrodisiaco, mentre la tradizione cristiana vede invece le foglie della palma da dattero come simbolo di pace.

Per gli Egizi la palma da dattero è considerata simbolo di fertilità e i frutti venivano fatti fermentare per fare il vino. Ancora oggi i datteri vengono utilizzati per la produzione di numerose bevande alcoliche.

Radicchio rosso, un potente antiossidante

Amaro, dolce, pungente. Croccante, succoso e soddisfacente. Striature violacee e bianche.

Avete capito di quale ortaggio stiamo parlando?

Esatto, del radicchio rosso!

ORIGINI

Ortaggio dal sapore speciale, il radicchio rosso può essere trovato in diverse varianti.

In Italia il più noto è quello di Treviso, tutelato dalla certificazione IGP – Indicazione Geografica Protetta.

Il radicchio rosso di Treviso può essere precoce o tardivo. Il primo presenta una foglia larga, ha un sapore più amaro ed è meno pregiato; il secondo ha un piacevole sapore amarognolo, una consistenza più croccante ed è più pregiato.

Ortaggio del periodo autunnale e invernale, è un must have delle cucine e delle tavole italiane che non dovrebbe mai mancare.

PROPRIETA’ E BENEFICI

Appartiene alla famiglia delle cicorie, insieme a puntarelle e catalogna. Contiene acido cicorico, responsabile del retrogusto amaro tipico di questo ortaggio, in grado di stimolare i succhi gastrici e di facilitare la digestione e la secrezione di bile.

L’acido cicorico, inoltre, è un composto fenolico che possiede proprietà antitrombotiche e antiinfiammatorie.

Nel radicchio rosso sono presenti elevate quantità di antocianine, pigmenti responsabili del colore vivace delle foglie. Le antocianine sono polifenoli che aiutano a mantenere la salute dei vasi sanguigni e migliorare quella del cuore.

Oltre ad acido cicorico e antocianine, il radicchio rosso è ricco in sali minerali, tra cui potassio, fosforo, sodio, ferro e magnesio.

Contiene vitamina C, nota per le sue funzioni antiossidanti e contrastanti l’azione dannosa dei radicali liberi.

Sono presenti anche fibre e acqua in grande quantità, cosa che permettono di migliorare le funzioni del transito intestinale.

Grazie al basso introito calorico e alla consistenza croccante è in grado di aumentare il senso di sazietà, cosa che lo rende particolarmente indicato alle persone che stanno seguendo un regime dimagrante.

IL RADICCHIO IN CUCINA

È un ortaggio molto versatile in cucina.

Il radicchio rosso IGP di Treviso è ideale per risotti, salse da primo piatto (buonissimi pesti di radicchio rosso e noci) o sulla pizza.

Il radicchio di Verona è invece buonissimo alla griglia, gratinato o come ripieno per paste fresche quali crespelle e ravioli.

Il radicchio di Chioggia è perfetto per un consumo a crudo, per arricchire insalate o da gustare in un ricco pinzimonio.

Non temete per la dimensione di un cespo! Dopo previa e leggera cottura, il radicchio può essere surgelato e conservato per parecchio tempo.

Voi come utilizzate il radicchio rosso in cucina?

Come affrontare il gonfiore post Natale

Sentirsi gonfi per giorni dopo la cena della Vigilia e il pranzo di Natale è assolutamente normale. Anche vedere la bilancia che segna 2kg in più. Vi starete domandando come sia possibile ingrassare così velocemente, quando è così difficile perdere peso. Ma si può veramente ingrassare in soli due giorni?
La nostra Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda oggi sfaterà qualche mito sul gonfiore post Natalizio e su tutte le diete fast e detox riparatrici. 

Alzi la mano chi, durante questi giorni festivi, non si è lasciato andare alle gioie della tavola.

Complice anche la compagnia di parenti e amici (e di piatti che raramente ci permettiamo di mangiare), il periodo festivo è sempre molto ricco di cibo di ogni tipologia… dolce, salato, grasso, proteico e un pesante mix di tutti.

Alzi la mano ancora una volta chi non sta provando sensi di colpa nel vedere che i jeans faticano un pochino a chiudersi ora. Ammettetelo, state cercando qualsiasi formula detox che vi permetta di sgonfiarvi in poco tempo, almeno il necessario per affrontare il cenone di Capodanno.

DIETE DETOX VELOCI, FUNZIONANO?

Diete miracolose a base di limone, mele e tisane diuretiche e digestive.

Funzionano veramente? Ma soprattutto, che effetti hanno sul nostro organismo?

Ripeterlo fino allo sfinimento non basterà, lo sappiamo. Ma proviamoci: ci vogliono ben più di due giorni per ingrassare, anche se sono stati due giorni intensi di mangiate e bevute super caloriche.

È normale sentirsi gonfi, appesantiti e costipati.
È normale anche vedere quei 2 maledetti chili di troppo sulla bilancia.
Ma non siete ingrassati: state semplicemente trattenendo molti più liquidi!

I momenti conviviali delle feste andrebbero vissuti con serenità, consapevoli sia dell’eccesso di cibo ingerito che del conseguente eccesso di nutrienti assorbiti dal nostro organismo.

Non temete: se riprenderete la vostra alimentazione quotidiana, regolare e soprattutto bilanciata, in poco tempo ritornerete al vostro peso consueto.
Infatti, per mettere un kg di grasso ci vogliono circa 7000 calorie di surplus rispetto al vostro fabbisogno quotidiano. Sfido trovare qualcuno che abbia mangiato così tanto!

RITORNARE AL PESO FORMA

Quindi keep calm and back to reality!

Abbondate con verdure e proteine in questi giorni, limitando (non eliminando) carboidrati e grassi.

Cercate di assumere molti liquidi che aiuteranno la diuresi e, di conseguenza, allevieranno quella fastidiosa sensazione di gonfiore.

Ma sapete qual è la cosa che meglio aiuta a recuperare il proprio peso forma?

Un’attività fisica regolare.
Che si tratti di corse mattutine, nuotate in piscina o di lunghe passeggiate all’aria aperta, il movimento fisico è essenziale per recuperare in fretta la tonicità e per sentirci in forma.

Quindi niente scuse! Mettete le vostre scarpe da ginnastica e preparatevi per il cenone di Capodanno.

Una dieta…”ferrea”!

Sapete quanto è importante il ferro per il nostro organismo? Dove possiamo trovarlo naturalmente negli alimenti che ingeriamo?
Il nostro organismo è in grado di assorbire il ferro da ogni alimento?

In questo contributo, la Dott.ssa nutrizionista Chiara D’Adda ci parla di questo importante minerale, della sua composizione e delle possibili risposte del nostro corpo di fronte a una sua carenza.

COS’È IL FERRO

Il ferro è l’elemento chimico di numero atomico 26.
La sigla è FE.

Nel corpo umano è un componente fondamentale dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno ai polmoni, e della mioglobina, la proteina che rifornisce i muscoli di ossigeno.

Ma non solo.

Partecipa all’attività di molti enzimi, alla produzione di alcuni ormoni e del tessuto connettivo.

Nel corpo umano è uno dei minerali presenti in quantità più elevate ed è quindi di fondamentale importanza avere un’assunzione corretta e livelli perfetti.

Una carenza, infatti, potrebbe evolvere in determinate patologie, come l’anemia o, semplicemente, la stanchezza.

COME ASSUMERE FERRO

L’alimentazione è il nostro fornitore primario di questo prezioso e indipensabile minerale.

Possiamo distinguere due tipologie di ferro.

Il primo è quello emico, contenuto negli alimenti di origine animale – come carne, pesce, molluschi e crostacei. Ne sono molto ricchi il fegato e le sardine.

Il secondo è quello non emico, contenuto negli alimenti di origine vegetale. Questo si trova in moltissimi alimenti come legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie e lupini), semi di zucca, cioccolato fondente e cereali (riso, mais, frumento, orzo, avena, quinoa e segale).

Ne sono ricchi anche frutta e verdura – come spinaci, cicoria, biete, lattuga, pomodori, cavoli, cavolo riccio, broccoli, avocado, lamponi, fragole e banane – e frutta secca a guscio – come nocciole, mandorle, pistacchi e noci.

ASSORBIMENTO DEL FERRO

Il ferro non emico, contenuto negli alimenti di origine vegetale, è di più difficile assorbimento rispetto a quello emico, presente nei cibi di origine animale.

Per facilitarne l’assorbimento, si può abbinare la sua assunzione ad alimenti ricchi di vitamina C, aggiungendo, per esempio, limone su verdure crude o legumi – anche su carne e pesce è ottimo – o consumando un kiwi a fine pasto.

Inoltre, la presenza di fitati nei legumi e cereali integrali, può ostacolarne ulteriormente l’assorbimento. Per ridurre la presenza di fitati, è sufficiente lasciare i legumi a bagno in acqua calda con limone per qualche ora prima di cuocerli.

Anche alcuni fattori esterni possono inibire l’assimilazione del ferro.

Latte, latticini e alimenti ad alto contenuto di tannini, come caffè, tè, vino e cioccolato, possono infatti avere un’azione ostacolante nel processo digestivo di questo minerale. È quindi consigliato consumarli in un altro pasto, lontano dal momento si assunzione di ferro.


Voi come integrate il ferro nella vostra alimentazione?